... nel borgo (toh! non l'avrei detto) di Castelvetro a pochi kilometri da Modena. 14 "le casette", 14 le griffe che proponevano in assaggio i loro Lambrusco Grasparossa di Castelvetro + altre bolle, perlopiù Pignoletto e Lambrusco di Sorbara. Castelvetro è un paesino piccolo ma spettacolare: non poteva esserci palcoscenico più bello per il Lambrusco!. Il mio tour degustativo aveva come focus "il festeggiato", cioè il Grasparossa di Castelvetro, ma non sono mancate "le deviazioni" verso qualche bolla bianca o rossi fermi.
Vi spoilero la mia personale classifica di assaggio: 1 vincitore per un soffio sul 2° classificato eppoi 2 bolle bianche ex æquo al 3° posto. Ma prima di approfondire il racconto dei vini sul podio, ecco il report fotografico della Sagra, con le prime sensazioni all'assaggio ⬇️.
DELIZIA ESTENSE ► grande leggerezza in bocca e freschezza inaudita con supersuccositàCANTINA SETTECANI ► vino premiato dal Gambero Rosso buono ma, a mio parere, sopravvalautato…
FATTORIA MORETTO ► piacevole, anzi interessante per la tipologia “dolciastra”😁: da riassaggiare…
CANTINA SOC. FORMIGINE PEDEMONTANA ► rosato profumatissimo, morbido e piacevolissimo in bocca!CORTE MANZINI ► bollicina di un bel rosa corallo e, in bocca, perfetto nell’equilibrio acidità/morbidezzaCLETO CHIARLI ► Il pluripremiato (e osannato dalle Guide) Vigneto Cialdini non mi ha impressionato…ma il sommelier mi ha quasi costretto ad assaggiare il “rosa”: nettamente superiore al “rosso”!MANICARDI ► iL Lambrusco più classico della Sagra, ma forse anche il più anonimo…OPERA 02 ► lambrusco di Modena DOP buono, ma non oltre……ma il Pignoletto, sempre di OPERA 02, sorprende e convince: succosità e piacevolezza ad alto livello!RIGHI ► Pignoletto bio letteralmente stra-to-sfe-ri-co!!!RIGHI ► Spumante di Lambrusco rosato di altissimo livello!!!PEZZUOLI ► iL Lambrusco Pietrascura, già assaggiato su Emotional Wines, è sempre una certezzaMONTE MAGICO ► Lambrusco La Quercia, freschezza e cremosità in bocca di altissimo livello!TERRAQUILIA ► Lambrusco Falcorubens “col fondo” uguale a nessuno: unico! (come la foto🥳🥳🥳)CANTINA BERGONZINI ► iL Lambrusco più fruttato della Sagra, ma forse non troppo profondoLA PIANA WINERY ► punto e a capo, sontuoso e fragrante in bocca: è l’ultimo assaggio, ma…
… è il vincitore, relegando al 2° posto (di un soffio) il suo “gemello” Michele (a marchio DELIZIA ESTENSE ma sempre prodotto da LA PIANA WINERY, che quindi stravince). 3° posto ex aequo per OperaBianca firmato OPERA 02 e Pignoletto bio griffato RIGHI. « Les jeux sont faits, rien ne va plus ! »
thanks to SIMON “LE VIN” for the support of global project
In ANTEPRIMA NAZIONALE, tra pochi minuti… [LIVE❗️da Parma]
Spoilero subito – per immagini – i 5 Migliori Assaggi dell’anno nelle categorie:
⭐️⭐️⭐️ Miglior Rosso
⭐️⭐️⭐️ Miglior Bianco
⭐️⭐️⭐️ Miglior Rosa
⭐️⭐️⭐️ Miglior Bollicina
⭐️⭐️⭐️ Miglior Dolce
Eppoi ci sono i 10 Sole🌞 :
Post Scriptum: Organizzazione & Concept dell’evento da 10 e lode (mai assistito prima ad una presentazione Guida Vini di tale livello!) e applausi 👏 👏 👏 scroscianti.
Post Scriptum bis: domani, tutti i dettagli e il racconto dei 10 Sole🌞 + i 5 Migliori Vini 👑 con il punteggio più alto della Guida Oro 2024, suddivisi per categoria.
RECAP : : ed allora, a palle⚾️🥎 ferme, proviamo a raccontare la stupefacente Opera d’Arte “instant classic” che è stata la presentazione della nuova Guida Oro de I Vini di Veronelli 2024, andata in onda ieri pomeriggio in una location “teatrale”, qual è la Sala Ipogea del Paganini Congressi in quel di Parma. Senza farvi mancare la mia personale (e indiavolata👹) valutazione dei “curatori” della Guida, alla luce di quel che hanno espresso sul palco parmense.
CONDUCTOR : : una brillante (e perfetta nei tempi) Simonetta Lorigliola, impeccabile in ogni suo intervento – quasi come se fosse dinanzi ad casting per la conduzione del Festival di Sanremo (nel caso, promossa a pieni voti🤩) – è stata la sorpresa felice del pomeriggio. VOTO: 10 cum laude. Purtroppo, però, tale performance ha contribuito involontariamente a far risaltare le pecche dei co-conduttori, o meglio, i curatori della Guida. Magari esperti e preparatissimi nei giudizi di assaggio e nella selezione dei vini più meritevoli di attenzione: sicuramente “centrati~a fuoco” i 10 vini insigniti del sole🌞, così come sono apparsi eccellenti i migliori assaggi delle 5 categorie di vino premiate, ovvero Miglior Rosso, Miglior Bianco, Miglior Rosa, Miglior Spumante, Miglior Dolce. Ma un po’ impacciati nel “reggere il palco” e quindi ecco i miei voti impietosi👺…
Gigi Brozzoni VOTO: 8 (si capiva da lontano un miglio, che il palco era l’ultimo luogo dove voleva essere: il suo piglio descrittivo, narrativo, faceva a botte con la sensazione di trovarsi fuori contesto, pur mostrandosi preparato e molto “veronelliano” nei vari interventi).
Alessandra Piubello VOTO: 7 1/2 (un filo aggressive nel tono di voce, ma precisa e chiara nei vari interventi, con quello “stile da prof” che la rendeva antipaticamente simpatica😎)
Marco Magnoli VOTO: 7 1/2 (con uno stile un filo asettico, mi è apparso defilato, sottoesposto: ma forse la pacatezza è semplicemente il suo lifestyle)
Andrea Alpi VOTO 9 1/2 (la voce baritonale e il piglio da speaker radiofonico, lo hanno elevato “a un passo dalla Simonetta”😜)
Angela Maculan VOTO 9 (brillante, affabile, incisiva nei rari interventi: dovevano “utilizzarla” di più)
Angelo Gaja VOTO: 10 (a sorpresa – visto che era sul palco a ritirare il premio ricevuto dal suo Sorì Tildin – si è mosso in stile Amadeus/Fiorello e ha catturato l’attenzione stile Giucas Casella). GLI ASSAGGI : : facendo di tutta l’erba un fascio e calcolando il prezzo di vendita “da gioielleria” di alcune etichette premiate, mi sarei aspettato di sobbalzare sulla sedia ripetutamente, grazie a dei “picchi emozionali” che, speravo, coerenti con i prezzi. Ma si sa: chi visse sperando…😜 MIGLIOR VINO ROSSO ⭐️⭐️⭐️Barbaresco Sorì Tildin 2020 GAJA: beva che trasuda eleganza e con quella piacevolissima acidità, che è certamente foriera di un vino dalle potenzialità di lunghissima durata nel tempo. Ma un 500ino, per accaparrarselo, è un prezzo “fuori dalla grazia di Dio”. Se solo provassimo a confrontarlo con altre bottiglie della stessa tipologia, che costano 1/10 o anche 1/15 del Sorì Tildin, capiremmo platealmente perché. << come, scusa? non esistono vini paragonabili a quelli di Gaja…>>
MIGLIOR VINO BIANCO ⭐️⭐️⭐️Ornellaia Bianco Toscana 2020 ORNELLAIA: la griffe è garanzia assoluta di aristocraticità e valore intrinseco del brand (TOP), ma il rapporto emozioni/prezzo è bassissimo, anche perchè (ridaje👹) potrei confrontarlo con un tris di bottiglie che costano 1/10 dell’Ornellaia (e che conosco bene), che gli terrebbero testa sia per la ricchezza di frutto, che per la piacevolezza globale. Punto “esclusivo” di forza: una mineralità inedita e fascinosa. Forse si paga tale plus, invero stra-ordinario😍.
MIGLIOR VINO ROSA ⭐️⭐️⭐️Etna Rosato 2022 GIROLAMO RUSSO: freschezza, piacevolezza, lunghezza del sorso, possono sembrare le solite doti ordinarie della tipologia (ci puo’ stare…), ma qui c’è una persistenza aromatica e un retrogusto che hanno a che fare con lo stra-ordinario. E probabilmente, in fase di assaggio, i curatori della Veronelli’s Guida Oro 2024, se ne sono accorti. E lo hanno meritatamente insignito del premio “miglior vino rosato”, ma sbadatamente usando il termine rosato anziché rosa (sarà un refuso? possibile dimenticarsi che la tipologia è quella dei Vini Rosa – che comprende i Rosato, i Cerasuolo, i Chiaretto, etc. – e che da almeno 5 anni LINK>>>https://www.enolo.it/vino-rose-rosexpo-vino-rosa/#:~:text=Il%20vino%20prodotto%20con%20uve,di%20Negramaro%20promotrice%20dell’evento.<<<LINK è alla disperata ricerca di un’identità che gli spetta per merito e per diritto?)
MIGLIOR VINO SPUMANTE ⭐️⭐️⭐️Trento extra brut Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2012 FERRARI F.LLI LUNELLI: cremoso, elegantissimo, fruttato, strutturato, persistente. Pur non essendo amante di tale tipologia, questa Riserva 2012 la riconoscerei perfino bendato: bollicina un filo esuberante ma gustativa di grande ricchezza e retrogusto di lunghezza infinita.
MIGLIOR VINO DOLCE ⭐️⭐️⭐️Vin San Giusto Toscana Bianco Passito 2015 SAN GIUSTO A RENTENNANO: un “mancato” Vin Santo Toscano stratosferico e immensamente dolce, a tratti mieloso, nonché caramelloso, sicuramente viscoso, ma indiscutibilmente strepitoso-oso-oso-oso…🤪 per persistenza – che non finisce proprio mai! – e morbidezza di beva, con un’alcolicità davvero impalpabile. Infatti, pur non riuscendo a rispettare la gradazione alcolica minima, richiesta dal disciplinare della DO Vin Santo Toscano (minimo 12°, mentre qui si scende sotto i 10°), riesce a rispettare la golosità del fortunato fruitore di questo Bianco Passito Toscana 2015, griffato San Giusto a Rentennano.
Per quanto riguarda i 10 Sole🌞, mi limito ad accennare quale sia la triade dei miei preferiti: 🌞Grignolinod’Asti Parcella 505 2021 I PARCELLARI: più che un Grignolino, sembra un GRIGNOLONE😱, tanta è la ricchezza fruttata che emana nel calice, per poi ripetersi anche al palato. Risultato di alto livello per la tipologia, ma anche “in assoluto”!
🌞Trecento Vino Rosso 2015 FRANCO MARIA MARTINETTI: un vino succoso, a tratti agrumato, a tratti balsamico, di spettacolare vinosità sulle papille linguali e di memorabile piacevolezza globale. Chapeau🎩 a Franco Martinetti e al suo Rosso da urlo!
🌞Predappio di Predappio Romagna Sangiovese Riserva Vigna del Generale 2020 NICOLUCCI: un Sangiovese Superiore di Romagna tannico, concentratissimo, sapido, ma anche rotondamente succoso. Un rosso romagnolo archetipale e contemporaneamente unico nel saper gestire le doti di profondità e di spensieratezza, per poi “sprecarle” in un plebeo bicchiere di sangio romagnolo dannatamente tipico, indubbiamente suuuper!
Termina qui il succinto report della Presentazione I Vini di Veronelli 2024 Guida Oro, un tomo di 1.150 pagine da leggere con calma, magari in compagnia di uno dei vini valutati e firmati con la sigla di chi li ha assaggiati: a GB (Gigi Brozzoni), MM (Marco Magnoli), AP (Alessandra Piubello) e alla Redazione tutta del Seminario Permanente Luigi Veronelli, ivi inclusa la Presidente Angela Maculan, vanno i miei più avvinati e sinceri complimenti per la Guida e per la presentazione della stessa. Senza dimenticare che tale opera è il frutto di una Fondazione senza scopo di lucro e ricordando che Il Seminario Veronelli sostiene i progetti di ACRA, con la donazione delle “seconde bottiglie” inviate dai Produttori per la realizzazione della Guida e non utilizzate nelle degustazioni.
Cecilia Cinelli, fondatrice dell’ONLUS, ha spiegato che la donazione sosterrà i progetti e le attività di ACRA di Educazione alla Cittadinanza Globale e di dialogo interculturale che hanno l’obiettivo di promuovere uno sviluppo sempre più sostenibile per le persone e l’ambiente, e valorizzare tutte le diversità che caratterizzano il nostro Paese.
Chiudo con un ipse dixit drammaticamente attuale…
Le guerre, le violenze, le tragedie continueranno sino a che esisteranno fedi che non siano la sola fede dell’uomo per l’uomo. [Luigi Veronelli]
THE STORY : : Gironzolando tra i boschi e i prati del Mugello, ho scovato (per caso…) un bellissimo Golf Club – Poggio dei Medici – che (sempre per caso…) ospitava il 6° wine festival Borgo DiVino. Mi ci sarò tuffato a bomba💣? Ho scoperto decine e decine di Fattorie e Tenute vinicole, che mi hanno fatto assaggiare centinaia di vini, ma visto che poi ho ronfato😴 per oltre 48 ore consecutive, al risveglio – avvenuto pochi minuti fa – i ricordi “più gustosi” si limitano a una manciati di assaggi, che vi racconto volentieri…
GLI ASSAGGI : : Si parte con la Barbera d’Alba Granera Alta 2021 di Cascina Chicco, che si presenta di bella freschezza, fruttata, ma con un filo di acidità di troppo, non supportata da una vinosità e da una struttura all’altezza della DOC.
Si prosegue con un vino dolce unico nella sua tipologia: il Bianco di Ornella griffato Ornella Molon è strepitoso, di facile beva e di difficile distacco dalla riBeva. Dolcissimo, mieloso, ma sorprendentemente non stucchevole: è la sorpresa dolce dell’evento Borgo DiVino 2023!
Premiato con 4 viti da Vitae 2023 – nell’annata precedente, la 2017 – il Brunello di Montalcino Ugolforte 2018 della Tenuta San Giorgio: bella bevibilità (già pronto???), freschezza, rotondità, piacevolezza, però da un Brunello DOCG mi aspettavo più corpo, più potenza, più tannino.
Il RosaE’ 2022 della Fattoria di Poggiopiano è un vino rosa freschissimo, di piacevolissima acidità, ma lievemente carente di corpo e di concentrazione di frutto.
Chianti Rufina “base” del Podere Il Balzo è beverino, fragrante, dal sorso piacevolmente fruttato…
… ma è la Riserva 2018 a svettare, grazie ad una rotondità di beva esemplare e un tannino interessante, seppur un filo “acerbo”: da riassaggiare, con calma, nei prox mesi (o forse anche un paio d’anni).
2 Lambrusco Mantovano in assaggio per la Cantina cooperativa Quistello: l’80 Vendemmie risulta fragrante, vinoso, di beva piacevole ma non banale. Unico appunto, la bollicina, un filo esuberante e “coprente”.
Il 2° Lambrusco della Cantina di Quistello, IlSogno del Duca, è decisamente più gustoso: più succoso, più rotondo, con una piacevolezza globale decisamente superiore.
Il Pinot Nero griffato Le Frascole è un vino davvero davvero ben fatto: pur in un contesto stilistico di vino incentrato sulla morbidezza, ha quel tocco di acidità che lo rende fresco e di facile beva.
Evento nell’evento: Degustandum, con tris di vini interessanti, presentati e “guidati” dal sommelier AIS Massimiliano Cappelli: notate il suo stupore, nello sfondo della foto sotto, nel vedere un orsetto🐻 fotografo+degustatore. Davvero notevole il bianco IGT ToscanaAnnita 2021 griffato Il Rio: un blend di uve chardonnay~sauvignon~pinot nero di strepitosa eleganza olfattiva, equilibrio palatale e piacevolezza di beva. Circoletto⭕️ rosso obliged per il miglior bianco assaggiato! Sotto le attese, il Chianti Rufina 2021 di Frascole: fresco, beverino, piacevole, ma non oltre.
Sorpresona e 2° circoletto rosso⭕️ di Borgo Divino 2023, per il Passito 2017 della Tenuta Baccanella: viscoso, dolcissimo, a tratti “marsalato”, dotato di una persistenza e di un retrogusto che il termine “infinito” gli sta quasi stretto…
E’ un gran bel bere con il Chianti Rufina Riserva Bucerchiale 2020 griffato Fattoria Selvapiana: di straordinaria eleganza e pulizia in bocca, forse però gli manca quel grip tannico, quella concentrazione di frutto e quella succosità disarmante per una Riserva…
…che sono i punti di forza dello stra-ordinario Chianti Rufina Riserva griffato Frascole. 3° circoletto rosso⭕️ della rassegna fiorentina e, indubbiamente, il miglior rosso assaggiato a Borgo DiVino 2023. E pensare che nella versione “d’annata”, non mi aveva minimamente emozionato!
Questo delizioso wine tasting termina con un trittico di passiti, realizzati da “la Regina di Romagna” Maria Cristina Geminiani. Senza nulla togliere ai vini rossi e ai bianchi prodotti dalla sua Fattoria Zerbina, con questo tris STRE-PI-TO-SO di vini dolci made-in-Faenza, Maria Cristina supera ogni record passato, presente e futuro. Perché io li ho assaggiati tutti e 3 e posso tranquillamente affermare che sono uno più “spaziale” dell’altro! L’Arrocco, teoricamente “il base” della triade è qualcosa di indescrivibile: per concentrazione di frutto, equilibrio micrometrico tra la parte zuccherina e la parte acida – ad evitare inutile mielosità di fondo o pericolose note acetiche – con una persistenza ed un retrogusto a un passo dalla perfezione. Perfezione che è il punto di forza dello Scaccomatto: in pratica, l’Arrocco “vitaminizzato”, ancora più delizioso, concentrato e persistente, quindi… 4° circoletto rosso⭕️ di Borgo DiVino! Alla prossima…!
POST SCRIPTUM : : Il 3° passito della triade “zerbiniana”, un’etichetta a produzione limitatissima e con l’aspirazione a giocare in un campionato a parte (quello con i Sauternes d’Oltralpe, stile Chateau d’Yquem) non è umanamente valutabile. Perchè quando si assaggia un nettare di tale livello di eleganza e di rarità nei profumi, nei sapori, nella persistenza illimitata che resta impressa sulle papille linguali e coinvolge pure la sfera intellettiva, viene da chiedersi: ma gli alieni esistono? E’ possibile che Maria Cristina provenga da un altro pianeta? Perchè questo Albana Passito Riserva A.R. non è di questa terra (circoletto👽extraterrestre)…
PREMESSA : : Illasi è un paese ubicato nel cuore❤️ della Valpolicella, nel bel mezzo della campagna veronese. E la Cantina Santi – perla della “galassia” Gruppo Italiano Vini – che andiamo a scoprire oggi con un wine tasting in loco, emana relax e ruba gli occhi👁👁 al 1° sguardo dall’esterno. Ma è ancora più affascinante all’interno…
Si respira la Storia, entrando in un luogo che ha 180 anni di vita; un luogo, sorvegliato perennemente dalla “presenza eterea” di Carlo Santi – il fondatore – ben percepibile in quell’alone di fascinosa e misteriosa rilassatezza, che mi pervade fin dalla museale sala d’ingresso alla Cantina.
Cristian Ridolfi, winemaker di lunga esperienza e profondo conoscitore delle uve rosse autoctone – corvina, corvinone e rondinella – mi teletrasporta all’interno degli acini appena raccolti e atti alla produzione del “vino principe” di Casa Santi: Amarone della Valpolicella DOCG.
I grappoli di uva sono ben stipati nelle proprie cassette e accuratamente “massaggiati” da appositi ventilatori, a garantire un’essicazione ipercontrollata micrometricamente, tramite sensori che ne monitorano il perfetto grado di umidità e il graduale appassimento (circoletto rosso⭕️ per questa cura “maniacale” delle uve🍇).
Pochi metri più in là, intravedo i tini di varie fogge e materiali – legno, acciaio, cemento – adibiti alla maturazione dei mosti, che poi si trasformeranno nel nettare rosso profondo, pronto a regalare emozioni intense, per coloro che stapperanno una bottiglia di Amarone.
GLI ASSAGGI : : Partenza col “freno a mano”, nel senso che il 1° dei 4 vini in assaggio di Casa Santi è decisamente beverino e piacevole, ma fin troppo leggero e delicato, lontano dal potenziale espressivo della DOC Bardolino Chiaretto – qui, pervenuto solo in piccola parte – alla quale appartiene il Rosè Infinito: un vino ideale come aperitivo, ma non oltre. Si volta pagina e si migliora nettamente il lato emozionale del sorso, con il Soave Colforte: profumi invitanti di pesca🍑 tabacchiera, struttura leggera ma non troppo, per una beva estremamente fruttata, dinamica, fragrante e convincente. Da riassaggiare e valutare con attenzione. 3° vino in assaggio, un “taglio bordolese” (quindi un blend di uve🍇 cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot, ovvero un assemblaggio di quelle uve che hanno fatto la fortuna del famoso supertuscan Sassicaia) in salsa veneta: Crinaia 2019. Ne parliamo alla fine, dopo il racconto del 4° assaggio, un Amarone della Valpolicella intitolato a Carlo Santi – fondatore della Casa Vinicola – e alla data di nascita della stessa, 1843. L’annata, 2016, è di quelle memorabili; i profumi sono timidi, ma riconoscibili e virano tutti verso il ribes selvatico, la mora di rovo e la prugna cotta. In bocca è ricco, concentrato, ma forse abbisogna di qualche ora di acclimatamento & ossigenazione, perché così com’è – appena stappato – mi fa rimpiangere la morbidezza e la succosità del “fratello Santico” [scoprilo qui] che tanto mi aveva affascinato al 1° assaggio. Probabile che lo stile di questa etichetta sia volutamente più austero e aristocratico, ma per averne contezza, serve un ulteriore assaggio “dedicato”. Ho lasciato volutamente per ultimo il 3° vino assaggiato: quel “vino da tavola” Crinaia 2019, che ha saputo colpirmi al cuore❤️ al primo sorso. E dato che l’attesa aumenta il desiderio, ne parlerò approfonditamente in un proximo assaggio dedicato😍. Stay tuned 📻 …
POST SCRIPTUM : : piaciuta la “surprise” dell’equinozio di autunno🍁 2023?
Le emozioni fanno rima con: sensazioni & percezioni. Che sono quelle che ho raccolto gironzolando fra i banchi dell’Expo del Chianti Classico 2023, in quel di Greve in Chianti. Ieri era il 1° dei 4 giorni della kermesse -《termina domenica!🤣》recita un noto spot pubblicitario tv – ed è anche quello più rilassato, meno chiassoso, più riflessivo.
THE STORY : : Mentre calavano le prime ombre della sera, Teddywine si aggirava tra i banchi di assaggio della gremita piazza Matteotti e selezionava con il consueto fiuto esperto (ad cazzum😁) 7 etichette 7, da raccontare poi sul blog (notes📒).
GLI ASSAGGI : : Sorprende – per come sa esprimere potenza con guanto di velluto – il Chianti Classico Riserva 2019 targato Monsanto: c’è succosità, c’è rotondita, c’è profondità di beva e soprattutto c’è un rispetto impeccabile della DOCG (leggi: tipicità). Più morbidosa, più ruffiana, più ciliegiosa, più facile, la beva del Chianti Classico Riserva 2019 griffato Cafaggio: ad esser sincero, ho sentito la mancanza di acidità e di sapidità, che restituissero una beva più tridimensionale (e più beverina). Sapidità e acidità che invece non mancano al Chianti Classico Gran Selezione Nerento 2016 griffato Villa Trasqua: stratosferico per tipicità e aderenza alla DOCG, con un risultato gustativo di inusitata freschezza e fruttosità, davvero di altissimo livello.
PIT STOP : : sostituiamo le gomme “rosse” con quelle “gialle” (oro😉)… Si riparte piano, con delicatezza, con il Passito 1570 targato Castellinuzza: l’ho trovato fin troppo morbido e fin troppo timido sulle papille linguali, magari lo riassaggerò con la dovuta calma… TRIS DI VINSANTI : : il Vinsanto 2013 de I Sodi è davvero suuuper, grazie ad un equilibrio micrometrico tra la parte zuccherina – suadente, intensa e ruffiana – e quella acetica – sapida e acidula – a fondersi in un nettare davvero Grande. Continuiamo gli assaggi con la stessa annata – 2013 – ma con un’altra Cantina: Torraccia di Presura, che fa il Vinsanto “occhio di pernice”, cioè utilizzando una buona percentuale di “uva🍇nera” sangiovese al posto delle tradizionali uve bianche di trebbiano e malvasia. Qui la parte acidula esce fuori con fin troppa veemenza e il risultato finale risulta amabile abbondante, ma non oltre. Per me, manca quella stoccata finale di dolcezza che lo farebbe volare alto✈️… Dolcezza, che non manca invece al 3° ed ultimo assaggio vinsantoso della serata: annata 2009, ancora versione “occhio di pernice”, per la linea Le Masse di Greve griffato Lanciola. Qui c’è il summus di tutto quello che deve esserci in un Vino Dolce di alto livello qualitativo: densità elevata, dolcezza intensa, fin quasi stucchevole, ma magistralmente supportata da sapidità e acidità “misurate col bilancino micrometrico”😁, per far sì che la persistenza sia infinita e il retrogusto idem. È l’ultimo assaggio della serata, ma vorrei che non finisse mai mai😜.
Come promesso, ecco la surprise ferragostiana 2023: 3 vini fragranti, freschissimi, made in Piemonte – declinati nelle 3 tipologie: bianco, rosso, rosa – per festeggiare gioiosamente La Festa dell’estate🏖☀️🌊.
Si parte con le bollicine bianco Tiger Cuvée, un vino spumante brut realizzato da Teo Costa, che entra in bocca con estrema eleganza – grazie ad un’effervescenza misurata, per non dire perfetta – e presenta un sorso di struttura media, tutto incentrato sulla frutta a polpa bianca, che poi sfuma in una persistenza esile ma dotata di grande piacevolezza e finezza.
Si prosegue con il Piemonte Rosato Lavignone 2021 griffato Pico Maccario: sinceramente non avevo mai assaggiato un vino rosa proveniente dalla regione del Barolo, della Barbera, del Dolcetto. E resto sorpreso per la finezza, la freschezza, la succosità, la piacevolezza di un vino rosa moooolto interessante, da riassaggiare – e valutare micrometricamente – con calma e con le dovute attenzioni (ad esempio, sevendolo alla giusta temperatura, che spesso produce differenze sostanziali alla gustativa).
Chiusura sorprendente: Vespolina delle Colline Novaresi DOC Il Ricetto 2022, targato Tiziano Mazzoni. Chiedo venia per l’ignoranza, ma non avevo mai sentito parlare, né tantomeno assaggiato, un rosso a base di questo vitigno. Che poi si rivela il miglior assaggio di questo “tris”! Perchè è un vino dotato di un grande mood emozionale: è rosso rubino splendente, di struttura media, dotato di un’acidità “morbida” (può sembrare una boutade, ma è proprio il punto di forza di questo vino) che stordisce le papille gustative. Tipicità esemplare, immediatezza e facilità di beva, sono i punti forza di questa Vespolina piemontese.
Post Scriptum: i 3 vini “raccontati” sopra, sono stati scelti da Sabina, chef~patron dell’Antica Cartiera di Pella – una trattoria unica nel suo genere, ubicata sulla riva del Lago d’Orta – che me li ha serviti in abbinamento ad una cena con Menù a sorpresa, realizzato LIVE davanti ai miei occhi (cucina integralmente a vista) al fine di sorprendermi ed emozionarmi. E c’è riuscita, eccome se c’è riuscita! Buon Ferragosto!!!
PREMESSA Metti una sera di Luglio (ieri) con una degustazione “frizzante” per 5 bollicine toscane.
Aggiungi i produttori delle 5 bottiglie, miscelati con la coppia organizzatrice dell’evento – Sara Cintelli & Milko Chilleri – riuniti nella sala dell’Hotel 5 stelle⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Sina Villa Medici di Firenze.
Guarnisci il tutto con il touch finale di un VinSanto Occhio di Pernice firmato Usiglian del Vescovo STRATOSFERICO…
… e aggiungi la piscina lussureggiante dell’Harry’s Bar The Garden. Ne esce fuori una serata speciale: sicuramente frizzante, esageratamente vinosa, spudoratamente goduriosa😜.
LA CRONACA Si parte col botto! Il Farnito bollicine bianco brut griffato Carpineto, a base di uve chardonnay è di una piacevolezza disarmante: più succoso e divertente di uno Champagne (😱), più beverino e convincente di un Prosecco. È la sorpresa inattesa della serata (anche perchè Carpineto è una cantina nota per i suoi rossi, non certo per le bolle!) Si vira al rosa con lo Spumante Rosé del Principe Corsini vinificato con uve sangiovese: sinceramente, bollicine e corpo sottotono, mi aspettavo di meglio… ma magari dovrei riassaggiarlo con calma e con il giusto abbinamento 3° assaggio vicinissimo al mare e alla costa versiliese:da Massaciuccoli, Tenuta Mariani presenta lo Spumante Brut Il Segreto 2019. Che dire? Si sente la carenza zuccherina (ok, è un Brut…) ma manca la succosità, con una nota speziata – sul finale di sorso – che nulla aggiunge alla piacevolezza di beva, che resta buona ma non oltre. Si prosegue con il Bruvé Rosé Brut su base sangiovese, che riesce a sorprendere per finezza, eleganza, pulizia di beva e persistenza. Lo realizza, in modo magistrale, Usiglian del Vescovo. Bravi! Si chiude con un “fuoco d’artificio”: L’eccezione 60 Brut Nature 2015, realizzato in quel di Riparbella dal Podere La Regola, con uve manseng e una piccola percentuale di chardonnay. È il più strutturato, il più completo, il più vinoso, “il più” della serata. Semplicemente ESAGERATO!
That’s all, folks!
Post Scriptum:my personal thanks a Sara Cintelli! (per le mie “sviste”😜)
Ecco la sorpresa-bis, dopo quella d’inizio Maggio: volendo approfondire “chi sta dietro” al brand toscano Davinum – scoperto con l’assaggio del Nostrum 1 mese fa – ho deciso di visitare personalmente la cantina toscana ubicata in quel di Castelfiorentino, al piano “sotterraneo” di una struttura che ospita, al pianterreno, una lussuosa Azienda dedicata ai mobili e all’arredocasa (!). Appena scese le scale che portano all’ingresso della cantina Davinum, si apre davanti agli occhi uno spettacolo che le foto 👇 non restituiscono al 100% dell’esperienza reale.
《Davinum è una creazione della family Schaetti…》inizia a raccontarmi Matteo Corsini – team enologico Davinum – che mi accoglie con grande entusiasmo e mi fa assaggiare uno dopo l’altro: Toscanetti, un sangiovese in purezza di bella freschezza e ciliegiosità; Opal, un interessante vino rosa IGT fruttato e freschissimo, da riassaggiare con maggior calma e discernimento (è una promessa, non una minaccia😁); Solo Uno, una piccola (quantitativamente) ma importante (qualitativamente) produzione di “gran sangiovese” in purezza, prodotto solo nelle migliori annate e lasciato a maturare per 24 mesi in barrique nuove. Che dire? Tutto moooolto interessante e di stra-ordinaria piacevolezza: ne riparleremo sicuramente nelle prossime settimane✳️, assaggiando i vini singolarmente e decifrandone in profondità il “loro carattere”, supportati dalla micrometrica scala valutativa dell’algoritmo qualitativo. Una domanda, però, sorge spontanea: che cavolo ci fanno queste bellissime anfore 👇…
…ubicate nel bel mezzo della barriccaia Davinum??? (lo scopriremo solo bevendo😋).
✳️già tra pochi giorni, in anteprima di assaggio: Toscanetti 2022!
Metti un sabato pomeriggio d’inizio primavera, in quel di Cesena – nei padiglioni della Fiera – con oltre 100 vini provenienti da Romagna, Emilia, Marche, Umbria, contraddistinti da un unico denominatore comune: le 4 viti AIS, ovvero il maximo premio assegnato dall’Associazione Italiana Sommelier ai vini delle regioni sopracitate. Aggiungi gli oltre 20 banchi di assaggio con una “cinquina” di vini ciascuno, tutti serviti nel calice dagli esperti sommelier AIS. Ne esce fuori un report che raccoglie le note di assaggio di una 20ina di vini selezionati “random” (che poi non è proprio un “accaso accaso”😁, ma una sensata selezione) a titolo di autosuggerimento😉 per i proximi vini emotional da raccontare qui sul blog. Si parte? Foto + note, please!
L'Albana secco Fiorile di Fondo San Giuseppe, 1° assaggio del pomeriggio, si presenta un filo troppo acidulo, un filo troppo minerale, un filo troppo verticale. Comunque buono.
L'Albana in anfora Vitalba di Tre Monti, vinificato in anfora, è un bianco di bella personalità: speziato, con una nota fumé sul finale, mooolto interessante e particolare.
Il Sangiovese Riserva Ronco dei Ciliegi griffato Ronchi di Castelluccio è interessante come struttura, seppur un filo indietro: acido e sapido sul finale di beva, forse abbisogna di ulteriore affinamento in bottiglia, prima di essere stappato e degustato al meglio. Da riassaggiare nel 2024/25.
Il Petra Honorii della bertinorese Tenuta La Viola è una Riserva di Sangiovese moooolto interessante e di gusto classico, oltre le attese. Mi intriga... e non poco!
Il Sangiovese di Predappio Raggio Brusa griffato Condé si è rivelato moooolto aderente alle peculiarità tipiche della DOCG: frutti rossi e tanta succosità di sorso, con la classicissima chiusura dal finale lievemente amarognolo. Buono!
Il Sangiovese pluripremiato Predappio di Predappio Vigna del Generale Riserva 2019 targato Nicolucci molto buono, ma dal finale fin troppo acidulo: non mi è parso all'altezza del blasone e dei premi ricevuti negli anni. Da riassaggiare con calma...
La Barbera Riserva del Monticino si è rivelata succosissima, con tanta ricchezza di frutti rossi, bella freschezza ed equilibrata acidità. Una sorpresa in positivo!!!
E' la volta del "Balciana" firmato Sartarelli: pienezza di frutto, esemplare equilibrio tra dolcezza e acidità, mandorle, spezie e miele per un SUPER Verdicchio dei Castelli di Jesi. Forse il miglior bianco assaggiato!
Sapidità, freschezza ed eleganza sono i tratti caratteriali del Verdicchio di Matelica Mirum 2020 griffato Monacesca: straordinario anche il finale di beva con note speziate e fumé. Notevole!
Il NOI 150 di Belisario è una versione elegantissima del Verdicchio di Matelica, dotato di bella sapidità ma anche tanta morbidezza, per un finale dalla finezza esemplare. Tra i migliori bianchi assaggiati!
Grandissimo rosso di Velenosi! Il Roggio del Filare ha espresso rotondità, pienezza di frutto, eleganza e potenza al TOP.
Maria Letizia Allevi produce un rosso letteralmente strepitoso! Isra 2019 sorprende per freschezza, succosità di frutto e facilità di beva, pur in un contesto di notevole forza estrattiva. Prendere nota...
Ancora un Verdicchio,dei Castelli di Jesi, stavolta nella versione Riserva 2019 realizzato da Villa Bucci: un bianco marchigiano che stramerita tutti i premi di settore ricevuti. Il prezzo dell'etichetta è alto (50€ e dintorni) ma ancor più alte sono le emozioni che regala alla beva!!!
Andrea Felici e il suo cru di Verdicchio "Il Cantico della figura" Riserva è il MIGLIOR VINO BIANCO dell'evento: serve aggiungere altro?
Il pluripremiato e blasonatissimo Rubesco Vigna Monticchio di Lungarotti, annata 2018, è un Grande (con la G cubitale) vino rosso umbro: a cercarci il pelo nell'uovo, vorrei però sottolinearne la tannicità fin troppo possente. Che sicuramente aiuterà una longevità esemplare. TOP!
Il Montefalco Sagrantino Molino dell'Attone 2016 realizzato da Antonelli è un rosso tuttofrutto, di strepitosa pienezza di sorso, con note morbidi, suadenti. Per rotodità e piacevolezza di beva, è il MIGLIOR ROSSO assaggiato!
Il Montefalco Sagrantino 25 Anni di Arnaldo Caprai, qui nella versione 2018, non ha certo bisogno di presentazioni: siamo al cospetto di un SUPER SUPER vino pluripremiato, che colpisce d'impatto per grandiosa estrazione di frutto e conseguente pienezza di beva. Se proprio vogliamo trovarci un difetto: tannino un filo sopra le righe e chiusura di sorso fin troppo amaricante.
Il Campo del Guardiano 2019 di Palazzone è un grande, grandissimo Orvieto classico: pienezza di frutto, sapidità e rotondità di beva, per un bianco TOP!
Supersorpresa per il penultimo assaggio dell'evento, il Bianco 2020 Macondo: sorso fruttatissimo, ma c'è anche freschezza, sapidità, per un'etichetta davvero STREPITOSA. Tra i 3 migliori assaggi!!!
Finale in dolcezza per la Malvasia passita "Sensazioni d'inverno" targata Terzoni: è un vino dolce davvero ESAGERATO! Concentrazione di frutto, morbidezza, suadente rotondità di sorso, per un passito SU-SU-SU-SUUUUUPER!!!
… e crea un’immagine identitaria ben definita. Un incipit fondamentale per andare a raccontarvi i banchi di assaggio che hanno illuminato di vini e vignaioli il Museo della vite e del vino di Montespertoli, nella giornata di sabato 12 Novembre, con l’evento La Révolution à Montespertoli.
Titolo dell’evento che, a mio modesto avviso, va letto come Re~Evolution, cioè una rivoluzione che serve a creare un’evoluzione, una crescita, un’innovazione: ed Emotional Wines, pur nei limiti di una lucidità che si è sempre più rarefatta nel susseguirsi degli assaggi (oltre la 30ina di sorsi, ciucca🤪 docet), ve la racconta in modalità “instant” ovvero per immagini (+ 1 video📽) e per highlights.
Si parte con il Podere dell’Anselmo ovvero Fabrizio Forconi e i suoi vini, con la bottiglia più emozionale: Chianti Montespertoli Riserva. Rispetto alla versione d’annata assaggiata 1 anno fa [scoprila qui], la Riserva 2014 è più carnosa, più rotonda, più profonda nel sorso: da riassaggiare con calma, magari nella versione 2016.
Si prosegue con Coeli Aula con uno scoppiettante Stefano Meucci a presentare le sue creature vinicole, tra le quali mi ha impressionato positivamente il Chianti Riserva, più per le note fruttate che non per la profondità di beva. Prendo nota…
Passando a La Leccia, mi ha colpito al cuore un bollicine rosa a base di sangiovese: perlage finissimo, fragoline di bosco e susine, al naso e un’attacco in bocca gustosamente fruttato e pulitissimo, elegante. L’esclamazione Boh! ci sta tutta (ed è anche il nome del vino).
Ed eccoci al Podere Guiducci, un’Azienda particolarmente attenta a rispettare la biologicità nella produzione dei loro vini, con la mia preferenza che va al Tempora: un petit verdot elegante e molto nitido.
Si prosegue con Valleprima che, tra i vari assaggi della rassegna, è quello che mi ha colpito di meno, anche se il valido Ciliegiolo sarebbe da riassaggiare con calma.
Calma, che va a farsi friggere dinanzi all’imbarazzo della scelta delle varie etichette presentate dalla Tenuta Moriano, tra le quali seleziono un buonissimo cabernet sauvignon denominato Tufesco.
Tutto al femminile il banco di assaggio Casa di Monte, con la mia scelta che ricade sul supertuscan Robbia, un Rosso di Toscana IGT realizzato con un blend di cabernet sauvignon e sangiovese. Ottimo!
Eppoi c’è il Podere Ghisone, con Luca Nesi che, vedendomi traballante, mi suggerisce di limitarmi ad un unico assaggio: accetto il consiglio, cerco di recuperare lucidità e scelgo la Riserva 1797. Notevole!
Ormai ondeggiante tra un banco e l’altro, scorgo Giulia Conti della Tenuta Ripalta che malvolentieri – avendo notato la ciucca🤪 – mi fa assaggiare un sorsino piccolino del supertuscan L’Antenato. Interessante…
Arrivato ormai alla soglia dei 30 sorsi, mi trascino al banco del Castello Sonnino, dove l’enologo Renato Laconi mi spiega per filo e per segno le peculiarità dei suoi vini. Premo il tasto REC🔴 per fare un video, ma a causa del mio tasso alcolemico, qualcosa va storto; ne esce fuori una foto “di sgancio” che mi fa ricordare le belle doti beverine e la grande freschezza del Chianti Montespertoli 2021.
Viste le mie condizioni fisiche, al banco de La Lupinella, provano a controllare se sia ancora in grado di reggermi in piedi o debbano portarmi via in lettiga: nell’attesa, il Lupinello è risultato un rosso fragrante e beverino.🤪🤪🤪🤪🤪🤪🤪🤪🤪🤪🤪🤪 Arrivato ormai al punto di ciucca irreversibile🤪, anzi 1 nanosecondo prima, chiedo a Giulio Tinacci di Montalbino, PRESIDENTE DELL’ASS.NE VITICOLTORI DI MONTESPERTOLI: “scegli una parola per descrivere l’Associazione”… (e questa volta premo REC🔴 al momento giusto)
Post Scriptum: chiedo scusa agli altri banchi presenti nella Rassegna, per non essere stati inseriti in questo wine tasting. Alla proxima occasione, riparerò...
… da Panizzi a San Gimignano, in un’afosa giornata di Agosto, nell’anno più bollente🔥 del secolo, il 2022. Degustazione che prevede, in ordine sparso, 2 bottiglie di Vernaccia – il pezzo forte di Panizzi, con etichette differenti per vinificazione e vigneto di provenienza – e ben 5 rossi tutti da scoprire. Are you ready for drinking?😋 Let’s go! (mica devo tradurvi, vero?)
Si parte subito a bomba💣, con l’ormai leggendaria~iconica etichetta che ha scritto la storia della Vernaccia di San Gimignano: la versione Riserva. Assaggiata in 2 annate: la 2016, calda, suadente, morbida, rotondamente ammaliante e la 2017: più immediata ma con meno profonditá di beva, più fragrante e altrettanto morbida, ma con un filo di lunghezza in meno lato persistenza; retrogusto e piacevolezza sostanzialmente simili tra le 2 annate (ma se proprio dovessi scegliere, sotto tortura👿, andrei sulla ’16).
Restiamo in bianco – si fa per dire, visto il color oro del prossimo vino in degustazione – con EvoÈ 2016, una Vernaccia Macerata: la M maiuscola (mia licenza poetica che potrebbe far pensare ad una provincia marchigiana😁) è per sottolineare l’audacia e la forte tipicitá dell’etichetta. A mio modesto avviso, da stappare tra qualche annetto, nella convinzione di un’ulteriore evoluzione, perchè in assaggio ho avuto il sentore di un vino complesso e speziato, ma non ancora perfettamente maturo sul lato evolutivo. Lo riassaggeró, magari stappandolo in anticipo e bevendolo dopo qualche giorno, per capire se durante l’assaggio estemporaneo di oggi, ci sia stato soltanto la mancanza di una corretta ossigenazione.
Sorride soddisfatta Camelia (sales&marketing manager), nella bella e panoramica sala degustazioni di Panizzi, perchè sa che riuscirá a sorprendermi… con una sequenza di vini rossi da urlo (e da sbornia🤪).
Si parte con un Chianti Colli Senesi 2018 fruttatissimo e di grande piacevolezza: eppure è un rosso base!😳
Si prosegue con “la sua” Riserva, Vertunno 2013: più spessore, più struttura, un filo meno di freschezza e frutto, ma grande persistenza e bella tannicitá, con finale “scuro”, quasi cioccolatoso.
Per poi passare al San Gimignano DOC Folgóre 2015, un interessante blend sangio~merlot~cabernet: potente e morbido, succoso e dotato di lunga persistenza, ma forse – lato tipicitá – non un campione della tipologia.
(iniziano le foto sfocate…ciucca in arrivo!)
Si cambia vitigno e dal sangiovese&dintorni si passa al pinot nero nella versione d’annata 2020: una bella bottiglia, beverina e immediata, perfetta per un aperitivo estivo e per chi ama i rossi leggeri ma succosi.
(foto sfocata-bis: a un passo dalla fine…🤪)
Eppoi c’è lui, “il” Pinot Nero Ermius 2019, realizzato sulla base di un singolo clone (777) di pinot nero borgognone. Siamo all’apoteosi! Attacco in bocca tuttofrutto, come se assaggiassimo una marmellata di fragole~more~prugne~ribes; poi, stratosferico equilibrio tra struttura, persistenza e piacevolezza di beva: un vino emotional davvero al 🔝. Inatteso, a dire il vero, perchè San Gimignano fa rima con Vernaccia. E non puó esserci Vernaccia senza prima passare da Panizzi, no? Bè, Ermius sta lì impettito, a guardarci dall’alto in basso, guardando pure i vigneti di vernaccia con occhi👀 che tradiscono una malcelata invidia. Eppure non dovrebbe essere invidioso di nessuna etichetta, perché è lui, Ermius, l’assaggio più emozionante di questo vinoso🍷pomeriggio da Panizzi. Prosit!
Saró sincero: io non avevo mai visitato Alba, ma l’occasione dell’edizione n°44 della Fiera Nazionale dei vini del Piemonte era trooooppo ghiotta, per lasciarsela scappare. Banchi di assaggio sparpagliati nelle piazze più belle di Alba, suddivisi per provenienza e tipologia di vini, è lo spettacolo – perfettamente ideato e organizzato – che mi sono trovato davanti 2 weekend fa. E vi voglio raccontare VINUM 2022, spoilerando le sensazioni e le valutazioni dei vini assaggiati, partendo dal presupposto che sembrava una fiera organizzata ad uso e consumo di questo blog😁 (leggi le ultime righe di questo report per capirne di più) . Saró spudoratamente chiaro: il percorso prevedeva ben 17 vini in degustazione (+grappino) includendo l’assaggio di un calice di Barbaresco e di Barolo che – per logica del “percorso suggerito” – ho gradito assaggiare per ultimi. Ma partiamo dall’inizio, col botto🎇!
Un monumentale Dolcetto d’Alba Bricco Caramelli 2019 griffato Mossio ha aperto la session degustativa come meglio non si poteva: succoso, strutturato, elegante e di una piacevolezza gustativa inusitata.
In antitesi, invece, il Dogliani Vigne Dolci di San Fereolo, dotato di bella freschezza ma con un’aciditá e una struttura non perfettamente “a fuoco”.
Decisamente meglio la pausa ⏸ in bianco con il Gavi La Meirana firmato Broglia: pur non essendo un appassionato della tipologia, sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla pienezza gustativa che mi ha lasciato la voglia di riassaggiarlo con calma, per poi raccontarlo minuziosamente su questo blog. Ancor più esaltante il ri-assaggio di una nostra vecchia conoscenza: il Moscato d’Asti La Galeisa griffato Romano Dogliotti alias La Caudrina [scopri qui l’assaggio], sempre affascinante, sempre strepitoso.
Ma torniamo ai rossi, dove il Piemonte sa davvero il fatto suo. E lo dimostra con un triplete di assaggi davvero al 🔝 : partiamo con un’ottima Barbera, ops🤭, Nizza Tre Roveri by Pico Maccario, più morbido~suadente che tannica, ma forse un filo di spina acida l’avrebbe resa ancor più interessante.
Quindi il Dolcetto d’Ovada Poggiobello firmato Tacchino, buono oltre le aspettative, ma ancora un filo sotto ai migliori dolcetti di zone più rinomate (leggi Alba, Dogliani).
A chiudere la terna, una strepitosa Barbera d’Asti Giorgio Tenaglia che vorrei riassaggiare con calma, nella convinzione di esser davanti ad un Capolavoro con la C cubitale.
Ed è proprio la Tenuta Tenaglia ad aprire un’altra tranche di assaggi in consecutio, con un buonissimo Grignolino del Monferrato Casalese,
per proseguire con il Dolcetto di Diano d’Alba di Farinetti – buono ma non troppo😜 –
e il Dolcetto d’Alba Simbiosi by Sobrero altrettanto interessante, ma senza particolari guizzi gustativi;
idem dicasi per il Dolcetto albese Masulin dei Fratelli Giribaldi.
Nuova pausa ⏸ in bianco con il valido Roero Arneis Renesio di Malvirá,
per poi assaggiare 2 Barbera d’Alba griffate Adriano Marco+Vittorio e Luigi Drocco: sicuramente buone ma non indimenticabili.
Finale shock😲 nel padiglione dei Grandi Rossi con il trittico Dogliani San Fereolo,
Barolo Marziano Abbona, Barbaresco Basarin di Adriano Marco e Vittorio; una sessione di tasting decisamente al di sotto delle attese per tutti e 3. E se per il Dogliani – servitomi malauguratamente ad una temperatura frigorifera – c’è la scusante dell’errore umano del sommelier, mi ha davvero lasciato basito il doppio assaggio Barbaresco~Barolo, non all’altezza né del costo delle singole bottiglie, né tantomeno delle potenzialitá espressive del nebbiolo. Tant’è che non ho neanche scattato le foto dei 2 Grandi Rossi assaggiati, perlopiù innervosito🤬 da un accidentale rottura del calice🍷 in mio possesso. E qui torniamo a quanto scritto all’inizio del report: <<una fiera organizzata ad uso e consumo di questo blog>> in quanto i 3 vini che hanno saputo davvero emozionarmi, sono ben sotto la soglia tipica di Emotional Wines, cioè costano meno dei fatidici 21€, posizionandosi addirittura in fascia 10~15€! . Segnatevi e tenetevi ben stretti i nomi delle cantine e dei loro strepitosi vini “fuori categoria”: Mossio con il suo Dolcetto Bricco Caramelli, Tenuta Tenaglia con la sua Barbera Giorgio Tenaglia, La Caudrina con il suo Moscato La Galeisa. Hanno stravinto, tutti e 3 ex-aequo, questa bella session degustativa ViNuM 2022. Applauso agli organizzatori 👏👏👏 per la quantitá di bottiglie presentate – oltre 350 etichette – e per il buon livello qualitativo delle stesse.
{ premessa } Metti una sera a cena nella piazzetta del centro storico di Cervia, all’ombra della Torre San Michele – alias Torre del sale – insieme ai sommelier A I.S. romagnoli e agli allievi di un noto Istituto Alberghiero di Forlimpopoli, “Pellegrino Artusi”. Aggiungi l”Enoteca Regionale di Dozza, il presidente A.I.S. Romagna Roberto Giorgini, Maurizio Magni e “la sua” Prima Pagina, il Comune di Cervia, i giornalisti delle varie testate locali con Radio Studio Delta in prima fila. Attori non protagonisti – ma frescheggianti “apripista” – della notte rosa cervese, una manciata di vini rosati, tra i quali anche i premiati di un noto concorso internazionale belga (leggi: Bruxelles). Attori Protagonisti: una 40ina di etichette selezionate tra le migliori bollicine regionali. Comparse di lusso, le Eccellenze del food emiliano~romagnolo, ovvero: il Parmigiano Reggiano Dop, la Mortadella Bologna Igp, I Salumi piacentini DOP, la Piadina romagnola Igp, l`Aceto balsamico tradizionale di Modena Dop e IGP, la degustazione di formaggi km 0 e lo Squacquerone di Romagna DOP. Special guest: la ricotta Fiocco di latte (Centrale del latte di Cesena) ricavata da latte intero in purezza anziché dal siero di latte… una roba indimenticabile😋 !
{ gli assaggi } Surprise di Ferragosto – giá annunciata giorni fa in BaCHeCa🤩 – che é anche il primo report di una “degustazione di gruppo” alias WINE TASTING: una new-entry tra le categorie (e i tag) di Emotional Wines! Report molto easy, più fotografico che descrittivo, anche perché, essendo stato astemio nella vita precedente😜, i miei limiti di “reggenza dell’alcol” si fermano intorno ai 200/220 ml di vino, dopodiché vado in ciucca🤪. Quindi, é giá tanto se sono riuscito a tenere ben saldo in mano lo smartphone, per fare gli scatti ai vini assaggiati😁.
Partiamo con i rosé (orroooore😨 chiamare così i vini rosati, ma per una volta, permettetemelo😜): apre le danze un fresco e invitante rosé portoghese proveniente dalla valle del Douro, un fiume che dá il nome anche ai vini di questa regione, con questa versione della Cantina Restrito che si é rivelata mucho mucho gustosa, da riassaggiare presto e valutare con attenzione. Un bell’inizio!
Ci spostiamo ora in Calabria, con Donna Rosa: un rosé a base di uve gaglioppo realizzato dalla Cantina San Francesco, dove appare subito la consueta sontuositá dei vini rosati del Sud. Colore cerasuolo, attacco in bocca fresco, beva sorretta da una buona struttura, notevole piacevolezza globale. Scopro poi, leggendo la controetichetta, del passaggio in botte piccola – sì, avete letto bene: barrique😍 – di questo Donna Rosa. Ottima interessante scoperta! Seguirá ulteriore “indagine”…🕵️
Ora le bolle🤩! Uno dopo l’altro… Extra Brut 2020 metodo ancestrale griffato TerrAquilia/Modena: vino spumante Bio🍃 non filtrato realizzato con un blend di uve grechetto e trebbiano raccolte in vigneto posizionato a 500 mt slm. Risultato spet-ta-co-la-re!
Lo show continua con Enrico Primo Rosé brut, un Metodo Classico proveniente dal piacentino a base di uve pinot nero vinificato in rosa. Lo realizza Enrico Sgorbati – cioé Torre Fornello – ed ha la particolaritá di provenire dalla vendemmia 2015 alla quale poi é seguita sboccatura nel 2019. Notevole e intrigante!
Avanti ⏭ il prossimo! 🤩 Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Metodo Classico vendemmia 2016(💛) sboccato nel 2019. É un interessantissima versione “brut nature rosé” certificata Bio🍃 denominata Intuizione: nomen omen per questa ottima realizzazione dell’Azienda modenese La Piana.
Vabbé, poi c’é LUI, IL Balsamico Tradizionale di Modena extravecchio, d’inimmaginabile dolcezza e intensitá, che ne bastano 2 gocce servite sul Parmigiano nonmiricordopiùquantimesi, per farmi toccare le stelle ✨ (segue probabile infarto 💖).
foto mossa dovuta al tremore della mano…ciucca in arrivo!
Nuovamente bollicine con un Blanc de Noir griffato Pertinello (Galeata/FC) con Caterina Boscherini che realizza un Metodo Classico di gradazione zuccherina Extra Brut, quindi molto secco, ma dannatamente elegante e beverino.
Si torna nel piacentino e più precisamente nell’alta Val Tidone per scoprire un Brut Rosé Metodo Classico griffato Tenuta Colombarola, interessante… seguirá indagine 🕵️, ammesso che esca vivo dalla ciucca ormai imminente…💀 😜
Bis di TerrAquilia con il sanrosé extra brut Metodo Ancestrale realizzato da uva sangiovese vinificata in rosa (vendemmia 2016 / sboccatura 2020), non filtrato, bio vegan😍 certificato, dal gusto acidulo e minerale ma di grande freschezza e beverinità.
ormai la mano è tremolante, basta con queste foto! (hic)
Ultimo assaggio (si fa per dire: gli assaggi sono proseguiti per almeno altrettanti vini, ma ormai avevo la gradazione alcolica “interna” più vicina a un vino fortificato che a uno spumante😁😂) che sono riuscito a fotragrafare per questo WINE TASTING al debutto su Emotional Wines, é il Vincent di Bertolani: dai Colli di Scandiano e di Canossa (nel reggiano), Spergola Pas Dosé Metodo Classico vendemmia 2018 / sboccatura Maggio 2021. Forse ancora un po’ troppo “giovane” per essere bevuto adesso, lo riassaggeró il prox anno. Intanto, BUON FERRAGOSTO 🏖 a tutti voi e… prosit 🍾
Post Scriptum: applausi 👏👏👏 meritati vanno ad Agostino & Alice – la coppia che seguiva il mio tavolo, lui sommelier veterano e lei giovane allieva mooolto preparata – per la precisa descrizione dei vini serviti e gli “scatti repentini” stile Marcell Jacobs, appena vedevano un ospite a calice vuoto.
Post Scriptum bis: applausi 👏👏👏 da standing ovation per l’organizzazione della splendida serata CAPOLAVORO🏆.
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.