Piccola, perchè il Latinia è nella tipica boccia da 0,375, un formato che ritroviamo spesso nel 90% dei vini dolci. La magia🪄 è nel sorso, ma un attimo prima.... rimaniamo ipnotizzati da un liquido giallo oro fascinoso.... ci inebriamo con un bouquet di frutta a polpa gialla....pesca e ananas in evidenza... e rimaniamo storditi... e ancora non l'abbiamo assaggiato😱!
In bocca entra con raffinatezza ed eleganza, per poi sprigionare tutta la potenza dei frutti sopracitati, più un tintinnino di miele e soprattutto un pouffe di mandarancio, quasi a chiudere il sorso con una nota rinfrescante, agrumata. Lungo e persistente il finale, una performance da "grande" vino. Sulla controetichetta di questo Latinia 2015 griffato Santadi - nota cooperativa sarda da quasi 2 millioni di bottiglie l'anno, 1,8 per la precisione - si legge: "vino da uve stramature". E proprio grazie ad una vendemmia tardiva, le uve stramature si percepiscono tutte, per la gioia di un vino dolce CAPOLAVORO, mai stucchevole, di grande equilibrio e pulizia palatale: 4 coppe🏆🏆🏆🏆 di fascia alta strameritate!
etichetta 8 | colore 9,88 | profumo 9,62 | densità 9,77 | persistenza 9,73 | tipicità 9,54 | struttura 9,18 | discesa in gola 9,68 | retrogusto 9,72 | ribevibilità 9,62 | prezzo 9,59 | piacevolezza globale 9,76
PUNTEGGIO TOTALE 114,09
Maria Cristina Geminiani è una delle donne del vino che, da oltre 2 decenni, si è messa in luce – nella doppia veste di enologa e proprietaria della Fattoria Zerbina – con la splendida versione del “Sauternes di Romagna” Scaccomatto: un Albana Passito che ho assaggiato una 20ina di anni fa, capace di scrivere la storia dei vini muffati italiani (proximamente su questi schermi). Avrete intuito che oggi siamo a Marzeno, nel ravennate, dove nasce il sangio citato nel title: alla vista è rubino intenso a tinte scure, mentre al naso è ciliegia sotto spirito, con un touch di rabarbaro e note boisé sullo sfondo. Ma è in bocca, che il Torre di Ceparano esprime tutto il suo potenziale: è fruttato e mooolto succoso, per una pienezza di sorso piacevolmente tannico, dotato di persistenza lunghissima, con il consueto, impeccabile, finale amaricante tipico della DOC. Non c’è molto altro da aggiungere, quando un vino come questo Sangiovese Superiore Riserva 2015 griffato Fattoria Zerbina [scoprila qui], convince in tutti i parametri gusto~olfattivi ed invoglia al 2° sorso, al 3° sorso, al 4° sorso, ops😱… bottiglia vuota!🤪 Post Scriptum: nell’ebbrezza, mi ero dimenticato di dire che questo Torre di Ceparano è un CAPOLAVORO di alto livello, che stramerita le 4 coppe🏆🏆🏆🏆 con tanto di cappello🎩 (chapeau!) per Maria Cristina Geminiani, che lo realizza.
etichetta 9,75 | colore 9,56 | profumo 9,37 | densità 9,52 | persistenza 9,41 | tipicità 10 | struttura 9,35 | discesa in gola 9,19 | retrogusto 9,31 | ribevibilità 10 | prezzo 10 | piacevolezza globale 9,70 PUNTEGGIO TOTALE 115,16
mi ha emozionato perché è fruttosamente succosissimo e aromaticamente persistentissimo [Rimatore Seriale😁]
Una bottiglia dimenticata in cantina, ritrovata per caso e subito stappata, con il dubbio che fosse ancora in perfetto stato organolettico, a distanza di ben 8 anni dalla vendemmia: è l’assaggio di oggi, emozionante e sorprendente. Siamo a Panzano in Chianti, nel cuore della Toscana, immersi in quei deliziosi vigneti che danno vita ad un Chianti Classico che più classico non si può. Il vino, di un bel rubino sgargiante alla vista (dopo 8 anni?!), scende nel calice emanando profumi di bosco, frutti neri ma anche funghi e terriccio. Attacco in bocca aggressive, con un tannino astringente e fragrante che è il punto di forza di questo rosso toscano mooolto tipico. Gli anni non si sentono: sembra di essere davanti ad un Chianti fin troppo giovane e ruspante, che avrebbe bisogno di qualche ulteriore anno di riposo in bottiglia😳 per esprimere tutte le potenzialità del sorso😱. Forse il duo enologico Paolo Salvi~Luca Orsini ha trovato la ricetta dell’elisir di lunga vita😁. O forse è merito delle “coccole” ricevute dagli acini in vigna, elargite generosamente da Ruggero Mazzilli, l’agronomo de Le Cinciole [scopri qui la cantina]. Fatto sta che questo Chianti Classico DOCG 2019 si accaparra, in scioltezza, le 4 coppe🏆🏆🏆🏆 relative alla fascia CAPOLAVORO. Un vino da applausi👏 👏 👏!
Post Scriptum: da segnalare l’etichetta perfetta, grazie alla dicitura “integralmente prodotto e imbottigliato dai viticoltori” in regime BIO certificato. Podere Le Cinciole è una cantina “vignaiola indipendente”😁 aderente alla FIVI.
etichetta 10 | colore 9,73 | profumo 8,47 | densità 9,08 | persistenza 9,39 | tipicità 10 | struttura 9,16 | discesa in gola 9,16 | retrogusto 9,44 | ribevibilità 9,07 | prezzo 10 | piacevolezza globale 10 PUNTEGGIO TOTALE 113,50
mi ha emozionato perché è genuinamente tannico e gustoso
… di un bel color mattone sgargiante (stiamo parlando dell’annata 2015), che impatta al naso con profumi di frutti neri e caffè, per poi sorprendere il palato con una finezza gustativa di grande tipicità. A tratti, questo Faro DOC griffato Le Casematte [scopri qui la cantina], mi ha ricordato i rossi valtellinesi e piemontesi, sia per l’elegante finezza di sorso, che per la leggerezza eterea della trama tannica. Eppure Carlo Ferrini – sì, proprio lui, nella doppia veste di agronomo ed enologo – riesce con un blend di nerello mascalese + nerello cappuccio + nero d’Avola + nocera (quindi, vitigni siciliani) a tirar fuori un CAPOLAVORO in rosso, che non ha nulla da invidiare all’eleganza dei “classici” valtellinesi/piemontesi. Sarà merito del mare e delle sue brezze, che lambiscono le viti ubicate in altura nell’estremo Nord-Est della Sicilia, donando al vino una fresca sapidità unica? Sarà che Andrea Barzagli (sì, proprio lui, l’ex difensore bianconero e azzurro) comproprietario de Le Casematte insieme a Gianfranco Sabbatino, abbia chiesto a Ferrini di creare dei vini miracolosi? Sarà quel che sarà, ma questo Faro 2015 vola davvero a quota alta, con le sue 4 coppe🏆🏆🏆🏆 abbondanti. Strameritandosi applausi 👏 👏 👏 scroscianti!
etichetta 7 | colore 9,01 | profumo 8,97 | densità 8,72 | persistenza 10 | tipicità 10 | struttura 10 | discesa in gola 10 | retrogusto 9,61 | ribevibilità 9,78 | prezzo 10 | piacevolezza globale 10 PUNTEGGIO TOTALE 113,09
mi ha emozionato perché è un rosso elegante, di grande finezza
…griffato Rocca di Castagnoli – 3° assaggio in poco più di 2 mesi per la label del gruppo Tenute Calì, premiata agli Awards come “Cantina dell’anno” con il Tino d’oro 2023 – già scoperta precedentemente con il Chianti d’annata [scoprilo qui] e con la Riserva. Del trittico, questa è la bottiglia più costosa, vicinissima alla soglia limite di Emotional Wines fissata in 42€ e quindi, a rigor di logica, mi aspetterei un riscontro emozionale al di sopra dei precedenti 2 assaggi. Spoiler🙉: così non è😳 o meglio, il primo impatto è fuorviante e quindi entriamo nel dettaglio dell’assaggio, per carpirne i perché. Agli occhi si presenta di un bel rubino profondo e impenetrabile, mentre al naso impattano i profumi di violetta, more selvatiche, scorza di arancia amara, spezie ambrate. Al palato, molte luci e poche ombre: degna di nota l’esuberanza dell’acidità, che non ti aspetteresti in una 2015, ma che riesce a rendere piacevolmente fragrante e beverino il sorso. Che è basato su una struttura importante, tannica, poco incline a ruffiane morbidezze e più vicino all’autenticità e alla genuinità di un “vino contadino”, fatto più in vigna che in cantina. Ma…c’è un “ma”: sopratutto sul finale di beva e pure sul retrogusto, si percepisce una sensazione di carenza armonica, come se ancora il Chianti Classico DOCG Gran Selezione Stielle 2015 abbisognasse di ulteriore riposo in cantina, come se fosse un vino nato e pensato non per essere bevuto oggi, ma per durare nel tempo. Anyway, siamo indubbiamente davanti ad un vino INEGUAGLIABILE🏆🏆🏆🏆🏆 di altissimo livello, ma che – sarei pronto a scommetterne un intera cassa di magnum😛 – sarà ancor più maturo per la beva, negli anni a venire. Chissà, magari lo riassaggeró nel 2025, a 10 anni esatti dalla vendemmia, e lo eleggeró “mio vino del privilegio” [cit. Luigi “Gino” Veronelli]. Post Scriptum: probabile che il vigneto Stielle, a 600 metri di altitudine, sia sì foriero di un’acidità straordinaria – che non può che far bene alla longevità di questa Gran Selezione di Chianti Classico – ma contemporaneamente, vada a minare l’equilibrio e l’eleganza del sorso, che ad oggi appare ancora lievemente acerbo, un filo indietro rispetto alla (super) Riserva Poggio a’ Frati 2016 Rocca di Castagnoli [assaggiata qui]. Post Scriptum bis: nei mesi a venire, mi riprometto un nuovo ulteriore assaggio del Gran Selezione Stielle, magari nella versione 2016😍… Post Scriptum ter: è la prima volta (e non sarà certo l’ultima) che uno “special” si aggiudica le 5 coppe, ma non arriva al punteggio maximo di 120. Del resto, come avevo preannunciato ad inizio anno, un maggior rigore nelle valutazioni, ha l’indubbio vantaggio di un’accresciuta precisione nel racconto degli aspetti “caratteriali” di un vino. E non è poca cosa…
etichetta 9,75 | colore 10 | profumo 10 | densità 10 | persistenza 10 | tipicità 10 | struttura 10 | discesa in gola 9,13 | retrogusto 9,04 | ribevibilità 9,16 | prezzo 9,70 | piacevolezza globale 9,35
PUNTEGGIO TOTALE 116,13
mi ha emozionato perchè è contemporaneamente fresco, potente ed elegante
… da Panizzi a San Gimignano, in un’afosa giornata di Agosto, nell’anno più bollente🔥 del secolo, il 2022. Degustazione che prevede, in ordine sparso, 2 bottiglie di Vernaccia – il pezzo forte di Panizzi, con etichette differenti per vinificazione e vigneto di provenienza – e ben 5 rossi tutti da scoprire. Are you ready for drinking?😋 Let’s go! (mica devo tradurvi, vero?)
Si parte subito a bomba💣, con l’ormai leggendaria~iconica etichetta che ha scritto la storia della Vernaccia di San Gimignano: la versione Riserva. Assaggiata in 2 annate: la 2016, calda, suadente, morbida, rotondamente ammaliante e la 2017: più immediata ma con meno profonditá di beva, più fragrante e altrettanto morbida, ma con un filo di lunghezza in meno lato persistenza; retrogusto e piacevolezza sostanzialmente simili tra le 2 annate (ma se proprio dovessi scegliere, sotto tortura👿, andrei sulla ’16).
Restiamo in bianco – si fa per dire, visto il color oro del prossimo vino in degustazione – con EvoÈ 2016, una Vernaccia Macerata: la M maiuscola (mia licenza poetica che potrebbe far pensare ad una provincia marchigiana😁) è per sottolineare l’audacia e la forte tipicitá dell’etichetta. A mio modesto avviso, da stappare tra qualche annetto, nella convinzione di un’ulteriore evoluzione, perchè in assaggio ho avuto il sentore di un vino complesso e speziato, ma non ancora perfettamente maturo sul lato evolutivo. Lo riassaggeró, magari stappandolo in anticipo e bevendolo dopo qualche giorno, per capire se durante l’assaggio estemporaneo di oggi, ci sia stato soltanto la mancanza di una corretta ossigenazione.
Sorride soddisfatta Camelia (sales&marketing manager), nella bella e panoramica sala degustazioni di Panizzi, perchè sa che riuscirá a sorprendermi… con una sequenza di vini rossi da urlo (e da sbornia🤪).
Si parte con un Chianti Colli Senesi 2018 fruttatissimo e di grande piacevolezza: eppure è un rosso base!😳
Si prosegue con “la sua” Riserva, Vertunno 2013: più spessore, più struttura, un filo meno di freschezza e frutto, ma grande persistenza e bella tannicitá, con finale “scuro”, quasi cioccolatoso.
Per poi passare al San Gimignano DOC Folgóre 2015, un interessante blend sangio~merlot~cabernet: potente e morbido, succoso e dotato di lunga persistenza, ma forse – lato tipicitá – non un campione della tipologia.
(iniziano le foto sfocate…ciucca in arrivo!)
Si cambia vitigno e dal sangiovese&dintorni si passa al pinot nero nella versione d’annata 2020: una bella bottiglia, beverina e immediata, perfetta per un aperitivo estivo e per chi ama i rossi leggeri ma succosi.
(foto sfocata-bis: a un passo dalla fine…🤪)
Eppoi c’è lui, “il” Pinot Nero Ermius 2019, realizzato sulla base di un singolo clone (777) di pinot nero borgognone. Siamo all’apoteosi! Attacco in bocca tuttofrutto, come se assaggiassimo una marmellata di fragole~more~prugne~ribes; poi, stratosferico equilibrio tra struttura, persistenza e piacevolezza di beva: un vino emotional davvero al 🔝. Inatteso, a dire il vero, perchè San Gimignano fa rima con Vernaccia. E non puó esserci Vernaccia senza prima passare da Panizzi, no? Bè, Ermius sta lì impettito, a guardarci dall’alto in basso, guardando pure i vigneti di vernaccia con occhi👀 che tradiscono una malcelata invidia. Eppure non dovrebbe essere invidioso di nessuna etichetta, perché è lui, Ermius, l’assaggio più emozionante di questo vinoso🍷pomeriggio da Panizzi. Prosit!
Ultimo assaggio di questo rovente e siccitoso Luglio ’22, il Moscato del Molise DOC Apianae passito 2015 realizzato da Norante di Majo. Siamo a Campomarino(CB), nel cuore del Molise, dove Alessio Di Majo Norante è proprietario e agronomo di una cantina “big” per la regione. Al 2° vino in assaggio di questa cantina molisana su EW [scopri qui il 1°], sempre realizzato da “Sir” Riccardo Cotarella, questo passito si presenta di un bel color giallo antico con nuance dorate, ottima densitá e conseguenti archetti infiniti nel calice, bei profumi di scorza di arancia amara e frutta gialla stramatura. Al palato è ricco ma non troppo corposo, dotato di una dolcezza non invadente e addirittura con un finale lievemente amaricante. Attenzione ⚠: siamo davanti ad un passito che ben si abbina a crostate di frutta e lievitati in genere, ma il perfect match – con relative emozioni forti🤩 – si è verificato davanti ad un mix di formaggi di varia stagionatura, dove Apianae 2015 ha tirato fuori l’anima STRABUONO🏆 di fascia alta, che lo caratterizza. Quindi, mi raccomando: questo moscato passito molisano non è un “jolly🃏 per dessert” come lo è il cugino piemontese; qui serve porre attenzione negli abbinamenti, ribadendo che con i formaggi🧀 si esalta oltre ogni attesa. [comprato su XTRAWINE a questo prezzo]
etichetta 8,86 | colore 9,11 | profumo 9,03 | densità 9,10 | persistenza 8,52 | tipicità 8,48 | struttura 8,19 | discesa in gola 8,76 | retrogusto 8,29 | ribevibilità 8,62 | prezzo 9 | piacevolezza globale 8,70
Ero rimasto sorpreso in negativo con il precedente assaggio de Le PaPeSSe Di PaPiaNo 2018 [scoprilo qui], ma nel caso odierno Villa Papiano cala il jolly🃏 e realizza un Romagna Sangiovese Modigliana Riserva DOC davvero esemplare. Partiamo dall’etichetta, ben curata e stilosa : : passiamo al vino, rosso rubino profondo : : al naso👃 non emoziona per intensitá di profumi, ma si limita ad un accenno del solito “trio” di frutti neri : : che poi esplodono al palato in un mix more/mirtilli/prugne davvero succoso e visceralmente tannico. Stavolta, le emozioni di beva sono multiple e intense: c’è struttura – importante ma setosa – e c’è l’accoppiata persistenza~retrogusto di alto livello, che contribuisce a posizionare I Probi di Papiano 2015 in piena fascia CAPOLAVORO🏆. Plauso obbligato a Francesco Bordini, enologo/agronomo/comproprietario di Villa Papiano, che ha davvero realizzato un superSangio😍! [comprato su XTRAWINE a questo prezzo] ViNo CeRTiFiCaTo Bio🍃 aGRiCeRT
etichetta 9,23 | colore 9,06 | profumo 8,07 | densità 9,15 | persistenza 9,46 | tipicità 9,27 | struttura 8,92 | discesa in gola 9,30 | retrogusto 9,37 | ribevibilità 9,19 | prezzo 9,75 | piacevolezza globale 9,30
L’assaggio odierno proviene da un vigneto ubicato sulle colline senesi, nella meravigliosa/magica zona viticola tra Radda e Panzano in Chianti. Il nome del produttore, Melini, rappresenta un pezzo di storia del vino e della Toscana: nato nel lontano 1705, oggi è un “big” della family Gruppo Italiano Vini, pur mantenendo la sede a Gaggiano, Poggibonsi (SI). Il vigneto La Selvanella, che dá il nome al cru di Chianti Classico DOCG Riserva 2015, si presenta di rosso rubino profondo, alla vista. Mentre al naso, i consueti effluvi di frutti rossi sono impreziositi da note boisé e spezie. Attacco in bocca di eleganza aristocratica, in perfetta corrispondenza con un sorso di equilibrata estrazione di frutto: questo Chianti Classico Riserva sa esprimersi con una beva di spettacolare gustositá, ben strutturata e persistente, ma mai strabordante, mai sopra le righe. CAPOLAVORO🏆 di grande tipicitá e aderenza alla DOCG, per un risultato che sa regalare emozioni uniche, a conferma del know-how storico sul tema “Chianti Classico” da parte di Melini. Avevate dubbi🤷♂️? [comprato su VINICUM a questo prezzo]
etichetta 9,16 | colore 9,07 | profumo 8,91 | densità 9 | persistenza 9,21 | tipicità 9,67 | struttura 9,13 | discesa in gola 8,82 | retrogusto 9,24 | ribevibilità 9,06 | prezzo 9,75 | piacevolezza globale 9,25
…consistente nel rischio (altamente probabile) di scolarvelo tutto in una volta😋. Oggi siamo in Toscana e più precisamente alla Marini Farm di Pistoia, un’azienda familiare con una tradizione vinicola che risale a 200 anni fa😳. Olio e Vinsanto, sono le 2 specialità della casa e proprio visitando personalmente la Vinsantaia del Marini ho avuto modo di assaggiare il vino di oggi: Vinsanto del Chianti Riserva 2015. Colore oro antico, profumo di “quello che c’é dentro” 🤩 cioé uva passa, ma é in bocca che sorprende: grande morbidezza di beva accompagnata da una dolcezza non invadente e corroborata da una persistenza lunghissima che poi lascia spazio a un retrogusto coerente e piacevole. Un vinsanto STRABUONO a un passo dall’ingresso in fascia maxima, con 2 soli aspetti migliorabili: la dolcezza (che potrebbe essere più incisiva) e la struttura (di alto livello ma non al TOP). Comunque sia (notate le striature “sante” sull’etichetta😁), mi sono scolato l’intera bottiglia di Vinsanto del Marini in una serata!
etichetta 7,22 | colore 8,94 | profumo 8,13 | densità 8,66 | persistenza 9,15 | tipicità 9,57 | struttura 7,32 | discesa in gola 8,64 | retrogusto 9,55 | ribevibilità 9,38 | prezzo 9,40 | piacevolezza globale 9
Ovviamente il riferimento é al premio Bibenda – la guida vini edita da FIS – che ha valutato ai maximi livelli il Carmignano Riserva “Montalbiolo” sia nell’annata in assaggio, 2015, che nella successiva 2016. Il vino é prodotto dalla Fattoria Ambra con il patron Beppe Rigoli che me l’ha venduto s.p.m. durante un “Cantine aperte” di 24 mesi fa, fine Maggio 2019 (nell’occasione, girellavo per la Toscana e non potevo perdermi un Carmignano-tour 😋 tra le rinomate fattorie del comprensorio pratese). Stappandolo, sono rimasto perplesso dal colore del vino di un rubino/granato non così profondo come mi sarei aspettato da una Riserva del genere. Al naso e sopratutto alla beva, l’eleganza e la raffinatezza sono 2 punti a favore indiscutibili. Peró, c’é un peró😁: la struttura e la persistenza non sono all’altezza di un Carmignano Riserva, e proprio questi 2 aspetti hanno inficiato il raggiungimento della fascia di valutazione maxima, posizionando il Montalbiolo 2015 come vino STRABUONO💘. Sinceramente, da Beppe Rigoli (non solo patron di Ambra ma anche enologo DOC😍) e dal suo Carmignano, mi attendevo di più. Post Scriptum: nella stessa occasione, 2 anni fa, insieme al rosso acquistai anche “il vinsanto” di Ambra, che ho assaggiato pochi giorni fa e di cui scriveró prossimamente (inutile che proviate ad estorcermi anticipazioni, non ve le darei neanche sotto tortura😝).
etichetta 8,86 | colore 7,49 | profumo 8,20 | densità 7,64 | persistenza 7,35 | tipicità 8 | struttura 7,21 | discesa in gola 9,24 | retrogusto 9,67 | ribevibilità 8,92 | prezzo 8,70 | piacevolezza globale 8,20
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