Pubblicato in: vino rosso

C’è uNa FaTToRia CHe Fa iL FoRMaGGio🧀, L’oLio, iL ViNo…

…serve altro?😁 Siamo sul colle di San Casciano in Val di Pesa, non lontani dal cuore del Chianti Classico e dalla Valdelsa, che si accavalla tra la provincia di Firenze e quella di Siena. La Fattoria che fa tanto bendidío (ho assaggiato un bel po’ dei loro formaggi e sono da urlo🙀!) si chiama Corzano e Paterno, una piccola grande realtà toscana appartenente al bioclub dei VIGNAIOLI INDIPENDENTI (scoprili tutti a questo link). Uno dei 2 rossi base della Fattoria (l’altro si chiama Il Corzanello) é il Chianti DOCG Terre di Corzano 2018, in assaggio oggi. Al colore, solito rosso rubino tipico; al naso frutti di bosco non troppo maturi; attacco in bocca pulito e semplice, con il mirtillo selvatico in evidenza. Ecco, siamo davanti ad un Chianti di struttura media, che peró ha il suo bel gusto tipico dolce_acido, che ci riporta alle peculiaritá di questa DOCG, senza concentrazioni forzate di frutto o di gradazione, rendendo la beva molto invitante, così come la voglia di riberne un altro bicchiere e un altro ancora🍷 (ad libitum). Corzano e Paterno hanno realizzato un vino STRABUONO💘, biologico e con un rapporto qualitá/prezzo che meriterebbe l’Oscar Nazionale sulla guida Berebene by Gambero Rosso (chissá che con questo mio spunto non gli tiri la volata😉), perché sta – seppur di poco – sotto i 13€. Ed é davvero un bel bere e ribere🤩!
[comprato sullo shop di CORZANO E PATERNO a questo prezzo]

etichetta 8,42 | colore 8,21 | profumo 7,75 | densità 8,09 | persistenza 8,17 | tipicità 9,68 | struttura 8,04 | discesa in gola 9,11 | retrogusto 8,21 | ribevibilità 9,58 | prezzo 9,60 | piacevolezza globale 8,85

PUNTEGGIO TOTALE 103,71

Pubblicato in: vino bianco

TRe aRMi, uN BiaNCo LaZiaLe CHe…

…sulla carta, premiato con il massimo voto – 4 viti – dai sommelier A.I.S. sulla guida Vitae 2021, invoglia e incuriosisce l’assaggio. Il Tre Armi 2018 é prodotto dall’Azienda agricola Le Rose con un blend di 2 vitigni: malvasia puntinata (alias malvasia del Lazio) e verdicchio. Alla vista, impressiona con un colore giallo intenso benaugurante. Al naso, pochi profumi, perlopiù evanescenti, di erba e fiori di campo. Al palato, esce fuori in evidenza la pesca noce ma anche una curiosa nuance speziata: la scheda tecnica del produttore parla di pepe verde, io ho percepito nitidamente la lecitina di soia mixata con una nota ammandorlata, creando un effetto gustativo assimilabile a quello della “muffa nobile”, ma che in questo caso di nobile aveva ben poco e anzi, ha disturbato in modo sensibile la piacevolezza di beva. Anche la freschezza é al di sotto delle attese, con un retrogusto dove l’erba di campo e, nuovamente, le nuance di lecitina e ammandorlato hanno portato una netta disarmonia, posizionando questo vino in fascia BEVIBILE💔, seppur vicinissimo alla fascia superiore. Peccato, perché la spiccata tipicità, la persistenza gustativa e la struttura corposa del Tre Armi, sono aspetti decisamente di ottimo livello.
[comprato su xtrawine.com a questo prezzo]

Post Scriptum: che i sommelier della guida Vitae s’intendessero di vini più di me, si sapeva. E che ognuno abbia le proprie preferenze e la propria sensibilitá gusto-olfattiva, idem. Ma una distanza siderale sulla valutazione di un vino, come nel caso del Tre Armi, é una cosa anomala. Verificato minuziosamente anche il tappo, personalizzato con il logo del produttore e ben realizzato in puro sughero: nessuna anomalìa, né odori strani. Per questo, mi riprometto un futuro 2° assaggio di questo bianco, che – come si evince anche dall’algoritmo qualitativo – é di pochissimo sotto la soglia STRABUONO💘 e potrebbe pure ambire alla fascia maxima, al netto della disarmonia riscontrata oggi.

Post Scriptum bis: il vino è condivisione e spesso, come anche per questo assaggio, lo offro agli amici per tesserne le lodi o – in silenzio monastico – per carpirne le emozioni che provoca in palati altrui. Nello specifico, il Tre Armi 2018 ha scaturito emozioni non convincenti…

etichetta 8,13 | colore 8,69 | profumo 6,78 | densità 7,92 | persistenza 8,81 | tipicità 9,62 | struttura 8,25 | discesa in gola 6,14 | retrogusto 5,46 | ribevibilità 6,11 | prezzo 7,90 | piacevolezza globale 6

PUNTEGGIO TOTALE 89,81

Pubblicato in: vino bianco

La MoRBiDeZZa e L’eLeGaNZa iN uN BiaNCo ToSCaNo❗

L’esclamativo è d’obbligo, dato che stiamo parlando di una regione, la Toscana, assurta agli allori dell’eccellenza vinicola mondiale, grazie ai suoi rossi stratosferici – dal Brunello al Chianti, passando per Bolgheri, Carmignano, Montepulciano, Scansano – ma che non ha mai brillato per i bianchi e i rosati, fatte le dovute eccezioni (v. Vernaccia di San Gimignano DOCG). Ci prova Fèlsina a sbaragliare il luogo comune di una regione solo rossista e lo fa, regalandoci un bianco a base di uve Chardonnay – I Sistri – dotato di grande eleganza e di una morbidezza surreale. Il colore é giallo intenso, i profumi in evidenza sono pesca e ananas stramaturi, l’attacco palatale é quasi impalpabile, con una struttura che si apre a ventaglio sfoderando una morbidezza davvero eccelsa, senza scadere nella dolcezza e nella piacioneria. Effettivamente, è rarissimo trovare un bianco toscano di questo livello ad un prezzo sotto i 15€. Per pochissimo – forse a causa di una lieve mancanza di dinamicitá e freschezza – non entra in fascia di valutazione maxima, ma comunque I Sistri 2018 di casa Fèlsina resta un bianco STRABUONO💘 di alto livello, pieno di charme e notevole eleganza di beva. In abbinamento per contrasto, l’ho provato su degli straccetti di tacchino al Roquefort ed è stato ammmore❤️ al primo sorso. Brava Fèlsina!
[comprato su callmewine.com a questo prezzo]

etichetta 8,52 | colore 8,54 | profumo 8,29 | densità 8,44 | persistenza 8,36 | tipicità 9,50 | struttura 8,55 | discesa in gola 9,64 | retrogusto 8,37 | ribevibilità 8,88 | prezzo 8,80 | piacevolezza globale 8,90

PUNTEGGIO TOTALE 104,79

Pubblicato in: vino rosso

NuHaR, iL PiNoT NeRo D’aVoLa SiCiLiaNo

Cosa non t’inventa la palermitana Tenuta Rapitalá🧙‍♂️, con un’alchimia inedita tra un vitigno “del Nord” – il Pinot nero – e “il” vitigno di Sicilia, il Nero d’Avola! Il primo, elegante, beverino, con uno stile light tipico degli aperiti-vitigni, come li chiamo io, ma che in casa Rapitalá si sicilianizza🤩, acquisendo spessore e calore; il secondo con un’opulenza, una struttura e una morbidezza masticabile, che é merito del sole☀ del Sud. Nuhar 2018 é la sintesi di questi 2 vitigni apparentemente lontani tra loro ed il mix che ne esce fuori é un rosso più elegante che potente, ma decisamente molto buono, anzi STRABUONO💘, ideale in queste afose giornate di metá Giugno, magari passando per una moderata refrigerazione (intorno ai 14/15°) prima di poterlo gustare al suo meglio. A pensarci bene, visto che siamo appena agli inizi di un’estate prevista rovente, chiamo Rapitalá e ne ordino una cassa😜. Refrigerata, eh🥶!
[comprato su vinicum.com a questo prezzo]

etichetta 9,26 | colore 8,62 | profumo 8,02 | densità 8,19 | persistenza 8,32 | tipicità 8,50 | struttura 7,99 | discesa in gola 8,96 | retrogusto 8,07 | ribevibilità 9,22 | prezzo 9,16 | piacevolezza globale 8,35

PUNTEGGIO TOTALE 102,66

Pubblicato in: vino rosso

uN ViNo PLuRiPReMiaTo CHe Mi Ha SCoNCeRTaTo

Premessa: voti maximi per l’annata 2018 nelle principali Guide vini nostrane – cioé Gambero Rosso, Vitae, Slow Wine – dovrebbero assicurarmi un assaggio super-emozionante e di grande impatto gustativo, giusto? Purtroppo no, sbagliato! Sia chiaro che ho il massimo rispetto per i sommelier e gli assaggiatori PRO che hanno valutato il Grignolino d’Asti di Luigi Spertino – ecco svelato il vino di cui parlo – al top delle valutazioni previste nelle proprie guide. Peró al mio naso e alla mia bocca, lo SCONCERTO😳 é la “keyword” che ha contrassegnato l’assaggio di oggi. Il colore rosso scarico, tendente al cerasuolo é tipico del vitigno e qui, nulla da obiettare. Al naso, profumi accennati di fragoline, arancia rossa e rose, sono interessanti, seppur non intensi. In bocca peró, la sensazione di scarsa vinositá che pervade la beva é sconcertante: da un Grignolino DOC non mi aspettavo certo la struttura di un Barolo o la potenza di un Brunello. Ma neanche la lievitá di un vino bianco leggerino, aperitivoso, di corpo snello e delicato. Nel dubbio, vado a ricontrollare l’annata (2018), i generosi voti elargiti dalle guide (3 bicchieri Gambero, 4 viti Vitae, Vino Slow per Slow Wine) e il titolo alcolometrico pari a 13° (che al mio palato sembrava sotto i 10°, ma non percepire l’alcol é un aspetto positivo👍). Tutto quadra, ad eccezione del mio palato e dei vari aspetti oggettivi che concorrono a generare l’algoritmo, il quale non riesce a posizionare il Grignolino oltre i primi gradini della fascia STRABUONO💘. Effettivamente, una bottiglia piacevolissima ma che appare più centrata come aperiti-vino che come vino DOC. Abbinamenti obbligati: toast🥪, insalatone🥗 estive, pizzette🍕 e stuzzichini vari.
[comprato su wineexpert.it a questo prezzo]
Post Scriptum: servito fresco – come se fosse un bianco – ne guadagna in piacevolezza globale (a temperatura ambiente, perde in dinamicitá e tende ad ammosciarsi).

etichetta 9,10 | colore 7,07 | profumo 7,16 | densità 6,61 | persistenza 7 | tipicità 8,50 | struttura 6,20 | discesa in gola 8,19 | retrogusto 8,04 | ribevibilità 8,77 | prezzo 7,08 | piacevolezza globale 7,65

PUNTEGGIO TOTALE 91,37