...seppur ci troviamo di fronte ad un territorio privilegiato, qual è la zona a Sud di Siena: una terra perfetta per la maturazione dell'uva sangiovese grosso, che si traduce poi in deliziosi Rosso e Brunello (e non solo). Però, come tutte le zone vitate d'Italia, ha le sue sottozone, le sue parcelle elettive, i suoi cru preferiti. E oggi, nel caso del Banditella 2019 - Rosso di Montalcino DOC biologico🌱 certificato👏 - griffato Col D'Orcia, siamo davanti ad un vino che fa della freschezza, di una piacevole acidità di fondo, dell'immediatezza di beva, i suoi punti focali. Andiamo per ordine: colore rubino lucente, naso👃 un filo corto, con mix olfattivo frutti rossi/erbaceo un po' sottotono; in bocca entra timidamente e anche il sorso sembra essere dotato del "freno a mano". Eppure è un 2019, stappato a ben 6 anni di distanza dalla vendemmia, quindi dovrebbe essere al top dell'evoluzione. Calma. Gesso. Lasciamolo "aprire"...
Dopo la pennichella➡️ è evidente che questa è l'impronta stilistica del vino, rimasta intatta negli anni. È un pregio di non poco conto - e vale doppio nel caso di questa bottiglia che non è Riserva - però io mi sarei aspettato più frutto e più rotondità di beva per questo RdM Banditella 2019 STRABUONO, con 3 coppe 🏆🏆🏆 abbondanti, ad un soffio dal "superior level". Magari chi fa il vino - l'enologo Antonio Tranchida, supportato dall'agronomo Giuliano Dragoni, per Col D'Orcia - ne sa sicuramente più di me e potrà confermare che il profilo gustativo del Banditella è proprio quello ricercato~voluto. E, com'è giusto che sia:《de gustibus non disputandum》🫠
etichetta 8,50 | colore 9,19 | profumo 8,73 | densità 8,97 | persistenza 9,04 | tipicità 8,95 | struttura 8,91 | discesa in gola 9,07 | retrogusto 8,92 | ribevibilità 9,07 | prezzo 9,35 | piacevolezza globale 9
PUNTEGGIO TOTALE 107,70
Apriamo gli assaggi d'autunno '25 con un cru di Falanghina Campi Flegrei DOC realizzata da La Sibilla, cantina partenopea già conosciuta in precedenza con l'assaggio della Falanghina "base". Cruna de Lago, ha un palmarès di alto livello: 4 viti AIS sia per l'annata precedente che per quelle successive, 4 grappoli Bibenda per la 2019 e ben 3 stelle⭐️⭐️⭐️ oro sulla Guida Vini Veronelli❗️
Viste le premesse, visti i premi e vista l'importanza della bottiglia lato prezzo (venduta a non meno di 25€), mi aspettavo di sussultare dalla sedia fin dal 1° assaggio. Eppure, già in fase di stappatura - pur essendo stata conservata distesa e a temperatura costante di 12°❄️ nel mio "personal frigo-wine" - qualcosa non tornava: il sughero non ha opposto alcuna inerzia al cavatappi, con la sensazione - osservandolo meglio - che fosse "inzuppato" di vino, una cosa che non mi era MAI capitato in precedenza o perlomeno a partire dal 2021, anno di nascita di questo blog. L'assaggio, ovviamente, finisce qui e non posso certo valutare una Falanghina che, in tutta evidenza, ha avuto un SERIO PROBLEMA legato al sughero. Io però ho provato a berla e ho preso nota di tutte le caratteristiche (mancate) e del sapore sgradevole del vino che, per valutarlo, dovrei inserire una nuova categoria: IMBEVIBILE🤮, ma non mi sembra corretto...
POST SCRIPTUM: l'acquisto, effettuato qualche anno fa su un noto sito online, non mi ha ovviamente pernesso di restituirla o chiederne la sostituzione🤬.
POST SCRIPTUM bis: a titolo di cronaca, ho girato il link di questo assaggio anche a La Sibilla, per informare Vincenzo di Meo - patron della Cantina con sede a Bacoli - dell'accaduto.
Stappare un vino bianco "non riserva" dopo i 5 anni è sempre una scommessa, anzi, è una cosa che ha il suo rischio: perchè i bianchi - per loro natura - non nascono per invecchiare. Vero, sacrosanto, ma io amo andare controcorrente😛... Spoilero subito che il Soave Classico DOC Calvarino 2019 griffato Pieropan, sembra non sentire i 6 anni "di vecchiaia" e, al contrario, sembra sia oggi, 23 Agosto 2025, al giusto grado di maturazione per esser bevuto😱. Andiamo in degusta... colore limpido di un giallo intenso a tratti dorato, profumi di frutta bianca stramatura e un pouffe agrumato, anzi aranciato. Ed è proprio la scorza di arancia🍊 tarocco che si materializza al 1° attacco in bocca, per poi aprirsi ad un sorso di esagerata pienezza gustativa, fresco ma contemporaneamente balsamico, suadente, di grande charme. Ecco, se dovessi usare una sola parola per descrivere il Calvarino di Pieropan, direi "fascinoso". Che poi vuol dire: ti prendi la bottiglia tutta per te, dici ai commensali che l'hai assaggiata ma non ti convince, ti apparti nella stanzino/cantina facendo finta di essere schifato, t'inventi la storia "ci sta che un bianco di 6 anni abbia dei problemi..." e poi te lo scoli più tardi in santa pace e in barba agl'invitati😛😜🤪.
Perchè, detto tra noi, il Soave Classico DOC Calvarino 2019 di Pieropan è semplicemente INEGUAGLIABILE, con una persistenza gustativa post-sorso letteralmente "infinita". 5 coppe🏆🏆🏆🏆🏆 inattese per un vino appena sopra i 21 €!
Post Scriptum: un plauso ai 2 Pieropan che realizzano questo super-bianco veneto: Andrea, in vigna e Dario, in cantina. E Teddywine, a rovistare laggiù in fondo, in un angolo della cantina, per cercare altre bocce di Calvarino...🤪😜😛
etichetta 10 | colore 10 | profumo 9,23 | densità 9,51 | persistenza 10 | tipicità 9,27 | struttura 9,62 | discesa in gola 9,84 | retrogusto 10 | ribevibilità 10 | prezzo 9,80 | piacevolezza globale 9,85
PUNTEGGIO TOTALE 117,12
Oggi siamo a Gaiole in Chianti, nel senese, dove lo storico Castello di Cacchiano [scoprilo qui] è l'autore del più famoso dei vini rossi di toscana: Chianti Classico DOCG, nella versione Riserva 2019. Stefano Chioccioli, nel duplice ruolo di agronomo ed enologo, realizza - per Cacchiano . una Riserva piuttosto viva, fragrante, non certo "piatta" come capita, talvolta, in alcune interpretazioni invecchiate del Chianti. Qui abbiamo un naso ricco di viola e frutti di bosco, con una bocca materica e vinosa, ma non disgiunta da una bella profondità di beva, che regala forza, potenza, ma anche eleganza di frutto, soprattutto sul finale. Tannino ben presente ma non ruspante, forse levigato da un'attenta cura nella maturazione in botte, con il risultato di una piacevolezza di beva, spesso non facilmente riscontrabile per la tipologia. 4 coppe🏆🏆🏆🏆 di merito per un classico ed elegante CAPOLAVORO firmato Castello di Cacchiano. Sarò curioso di assaggiare, prossimamente, lo step evolutivo superiore ovvero il Gran Selezione Millennio.
etichetta 8 | colore 8,92 | profumo 9 | densità 9,06 | persistenza 9,14 | tipicità 9,75 | struttura 9,48 | discesa in gola 9,32 | retrogusto 9,60 | ribevibilità 9,34 | prezzo 9,35 | piacevolezza globale 9,30
PUNTEGGIO TOTALE 110,26
Oggi siamo a Siena, nella campagna ilcinese, dove sorgono le vigne utilizzate per il cru Ginestreto 2019: è l’assaggio odierno, il Rosso di Montalcino DOC realizzato da Fuligni. Che mi sarei aspettato essere un rosso corposo, tannico, opulento, come capita spesso per i vini di questo meraviglioso pezzo di Toscana. Ma Ginestreto è un’altra cosa: di color rubino lucente ma non certo intenso, profumato (con garbo) di frutti rossi e violetta, scompiglia le carte in tavola a chi si aspettava un Rosso di Montalcino dal carattere potente e intenso. Qui c’è un sorso di grande eccellenza, che sorprende le papille linguali con un’ampiezza palatale “sferica”, tridimensionale, ad esaltare il maestoso equilibrio tra le note acidule e il ricco bagaglio fruttato. Cosa aggiungere oltre? Emozioni a non finire e una piacevolezza di beva di rara eleganza, per questa sorprendente etichetta di casa Fuligni. Ca va sans dire, 5 coppe🏆🏆🏆🏆🏆 per l’INEGUAGLIABILE Rosso di Montalcino DOC Ginestreto 2019, un’inattesa e sorprendente realizzazione del duo enologico~agronomico Paolo Vagaggini~Federico Ricci, per una piccola (siamo sotto le 80.000 bottiglie annue) grande Azienda ilcinese, che fa valere la sua “esperienza” ultra 50ennale e la confluisce in questa bottiglia. Tanto di cappello🎩 anche a Maria Flora Fuligni, proprietaria della fascinosa Tenuta [scoprila qui].
etichetta 7 | colore 10 | profumo 9,47 | densità 9,64 | persistenza 10 | tipicità 10 | struttura 10 | discesa in gola 10 | retrogusto 10 | ribevibilità 10 | prezzo 10 | piacevolezza globale 10 PUNTEGGIO TOTALE 116,11
mi ha emozionato perché è elegantissimo, fruttato e persistente
Che il Friuli Venezia Giulia sia “terra di bianchi”, non ci piove: decenni fa, quando ero ancora nella fase di passaggio dall’astemìa alla vinofollìa🤪, rimasi letteralmente “stordito” di fronte ad un bianco friulano (era il Bianco della Castellada, un vino monumentale). Da lì in poi, capii come il terroir, le zone vocate, i vitigni giusti nel posto giusto, possano sortire “quasi automaticamente” risultati fuori dall’ordinario. E l’assaggio di oggi – SPOILER😎 – ne è una conferma. Siamo a Pavia di Udine, frazione Risano, dove la family Pighin [scoprila qui] realizza – con un blend di uve malvasia/ribolla/tocai – il Bianco DOC Soreli, pluripremiato con i 5 grappoli🍇🍇🍇🍇🍇 Bibenda e i 3 bicchieri🍷🍷🍷 Gambero Rosso: non male come palmarès, vero? E se poi “dietro ai premi” c’è solo un vino decente ma non oltre (talvolta è capitato…)? L’annata è la 2019, il colore è giallo dorato, i profumi sono un mix di frutta a polpa gialla, con l’ananas🍍 in bella evidenza. In bocca, entra con fresca eleganza, con toni fruttati dolci e coerenti al naso👃, poi vira verso una morbidezza garbata, poichè ben sostenuta da una vena sapido~acidula. La persistenza aromatica è lunghissima ed intensa, idem il retrogusto. Applausi👏 👏 👏 scroscianti a Manuel Bracco in vigna e a Cristian Peres in cantina, che riescono a far la felicità di Fernando Pighin &family. Felicità che viene “cristallizzata”😋 all’interno delle bottiglie dell’INEGUAGLIABILE Soreli 2019: uno dei pochissimi specials sotto la soglia dei 21 €uro. Che altro aggiungere? Che “la felicità” non è mai stata così succosa e sostenibile: 5 coppe🏆🏆🏆🏆🏆 emozionanti, per godere come ricci, ma senza svenarsi!
etichetta 7,50 | colore 10 | profumo 10 | densità 9,37 | persistenza 10 | tipicità 10 | struttura 9,35 | discesa in gola 10 | retrogusto 10 | ribevibilità 10 | prezzo 10 | piacevolezza globale 10 PUNTEGGIO TOTALE 116,22
mi ha emozionato perché è fragrante, profumato, morbido, persistente ed elegante
Il title spudoratamente spoilerante😛 racconta con un termine – elegante – l’essenza dell’assaggio odierno. Oggi siamo a Moncucco – frazione di Farigliano, nel cuneese – a scoprire un rosso “contadino” della tradizione vinicola piemontese, il Dolcetto Sorì Dij But 2019 griffato Anna Maria Abbona (Vignaioli Indipendenti – FIVI). Al colore, il vino è rosso porpora con nuances rubino; al profumo, un timido mix di frutti rossi. Ma è in bocca che il Sorì Dij But tira fuori le sue carte migliori: in primis una grande rotondità di beva, in secundis un’eleganza inattesa per un rosso piemontese che sta in fascia 12~15€. Tannino morbidone, quasi impalbabile, a sostenere una struttura soltanto media, con la persistenza un filo corta, così come il retrogusto. La sensazione è che questo Dogliani DOCG Sorì dij But 2019, sia solo un assaggio, sia solo “un trailer” – passatemi il termine – delle potenzialità espressive del Dogliani made by Anna Maria Abbona [scoprila qui]. Che magari trova maggior ricchezza di frutto e vinosità nei cru Maioli e San Bernardo, sempre a base di uve🍇 dolcetto, sempre realizzati dal duo agronomico~enologico Franco Schellino~Giorgio Barbero. Secondo Vitæ 2023 non è così, dato che il maximo punteggio delle 4 viti le affibbia proprio al Sorì dij But (invero, all’annata 2021, che mi procurerò per un confronto diretto). Io mi allineo al giudizio dell’Al.Qu.Pro. che lo valuta STRABUONO di zona alta e confermo di aver assaggiato un sorso elegantissimo, di eccezionale piacevolezza, ma con le voci struttura/persistenza/retrogusto, fin troppo misurate, quasi avessero “il freno a mano” tirato…
etichetta 7,50 | colore 9,27 | profumo 8,67 | densità 8,54 | persistenza 8,37 | tipicità 8,93 | struttura 8,65 | discesa in gola 10 | retrogusto 8,11 | ribevibilità 9,77 | prezzo 10 | piacevolezza globale 10 PUNTEGGIO TOTALE 107,81
mi ha emozionato perché è morbido, elegante e di grande piacevolezza
… cioè una microcantina toscana, ubicata in quel di Gaiole in Chianti, nel senese. La family Gioffreda, proprietaria dei 7 ettari vitati, estrae dal cappello un Chianti Classico DOCG “Gallo Nero” bio🌱, a primo impatto fin troppo semplice, di struttura esile, ma dal sorso prepotentemente fresco, schietto e secco. Nel calice si presenta di un bel rosso rubino classico, profumato di fiori, frutti rossi e un pouffe erbaceo. L’entrata in bocca è quasi timorosa ma, a modo suo, elegante; poi si apre a ventaglio sulle papille linguali esibendo una tipicità disarmante, tutta incentrata sulla freschezza e sulla pulizia di beva, con un corpo leggiadro ma non troppo, chiudendo con una persistenza aromatica secca ma fruttata, in perfetto equilibrio gustativo. Aria 2019 è un Chianti Classico DOCG indubbiamente STRABUONO, con le sue 3 coppe🏆🏆🏆 di merito che renderanno felici gli amanti dei vini rossi fruttati, fragranti e piacevolmente aciduli. A trovargli un difetto, mi sarei aspettato una struttura più tosta, ad esaltare la concentrazione~succosità del sorso e un retrogusto più morbido, più rotondo. Ma forse, avrei scontentato i cultori dei Chianti Classico “verticali”, dei quali Aria ne è un perfetto interprete. Fa il vino Marco Chellini, supportato agronomicamente da Marcello Burgio, per la cantina Casa al Vento [scoprila qui].
etichetta 8,50 | colore 8,61 | profumo 8,43 | densità 8,07 | persistenza 9,04 | tipicità 9,28 | struttura 8,17 | discesa in gola 9,07 | retrogusto 8,94 | ribevibilità 9,42 | prezzo 9,40 | piacevolezza globale 9,05
PUNTEGGIO TOTALE 105,98
mi ha emozionato perché è fresco, fruttato, beverino e piacevolmente acidulo
Le emozioni fanno rima con: sensazioni & percezioni. Che sono quelle che ho raccolto gironzolando fra i banchi dell’Expo del Chianti Classico 2023, in quel di Greve in Chianti. Ieri era il 1° dei 4 giorni della kermesse -《termina domenica!🤣》recita un noto spot pubblicitario tv – ed è anche quello più rilassato, meno chiassoso, più riflessivo.
THE STORY : : Mentre calavano le prime ombre della sera, Teddywine si aggirava tra i banchi di assaggio della gremita piazza Matteotti e selezionava con il consueto fiuto esperto (ad cazzum😁) 7 etichette 7, da raccontare poi sul blog (notes📒).
GLI ASSAGGI : : Sorprende – per come sa esprimere potenza con guanto di velluto – il Chianti Classico Riserva 2019 targato Monsanto: c’è succosità, c’è rotondita, c’è profondità di beva e soprattutto c’è un rispetto impeccabile della DOCG (leggi: tipicità). Più morbidosa, più ruffiana, più ciliegiosa, più facile, la beva del Chianti Classico Riserva 2019 griffato Cafaggio: ad esser sincero, ho sentito la mancanza di acidità e di sapidità, che restituissero una beva più tridimensionale (e più beverina). Sapidità e acidità che invece non mancano al Chianti Classico Gran Selezione Nerento 2016 griffato Villa Trasqua: stratosferico per tipicità e aderenza alla DOCG, con un risultato gustativo di inusitata freschezza e fruttosità, davvero di altissimo livello.
PIT STOP : : sostituiamo le gomme “rosse” con quelle “gialle” (oro😉)… Si riparte piano, con delicatezza, con il Passito 1570 targato Castellinuzza: l’ho trovato fin troppo morbido e fin troppo timido sulle papille linguali, magari lo riassaggerò con la dovuta calma… TRIS DI VINSANTI : : il Vinsanto 2013 de I Sodi è davvero suuuper, grazie ad un equilibrio micrometrico tra la parte zuccherina – suadente, intensa e ruffiana – e quella acetica – sapida e acidula – a fondersi in un nettare davvero Grande. Continuiamo gli assaggi con la stessa annata – 2013 – ma con un’altra Cantina: Torraccia di Presura, che fa il Vinsanto “occhio di pernice”, cioè utilizzando una buona percentuale di “uva🍇nera” sangiovese al posto delle tradizionali uve bianche di trebbiano e malvasia. Qui la parte acidula esce fuori con fin troppa veemenza e il risultato finale risulta amabile abbondante, ma non oltre. Per me, manca quella stoccata finale di dolcezza che lo farebbe volare alto✈️… Dolcezza, che non manca invece al 3° ed ultimo assaggio vinsantoso della serata: annata 2009, ancora versione “occhio di pernice”, per la linea Le Masse di Greve griffato Lanciola. Qui c’è il summus di tutto quello che deve esserci in un Vino Dolce di alto livello qualitativo: densità elevata, dolcezza intensa, fin quasi stucchevole, ma magistralmente supportata da sapidità e acidità “misurate col bilancino micrometrico”😁, per far sì che la persistenza sia infinita e il retrogusto idem. È l’ultimo assaggio della serata, ma vorrei che non finisse mai mai😜.
…che riesce ad esaltare la parte fruttata del vino, la freschezza di beva. Mettendo in 2° piano la tannicità e la potenza del sangiovese che caratterizza buona parte dei Chianti Classico DOCG. L’assaggio odierno ci porta in Toscana, in una cantina di proprietà di una family statunitense che ha trovato casa nel Molino di Grace [scoprilo qui], località Il Volano, Panzano in Chianti. Fa il vino Franco Bernabei, supportato in vigna da Franco Gabbrielli, con “Frank” Grace al timone della fascinosa Tenuta agricola chiantigiana. Sarò franco😁: questo Chianti Classico DOCG 2019 certificato BIO🌱 è perfettamente bevibile anche nelle afose giornate estive (come in quest’Agosto 2023 rovente), perchè è dotato di un equilibrio gustativo virato alla freschezza e alla fruttosità di sorso, che lo rendono un CAPOLAVORO non facilmente superabile. Che altro aggiungere? Che scende nel calice di un bel rubino sgargiante seppur sia un vino non filtrato? Che lambisce le papille linguali con un’eleganza che non ha eguali per la tipologia? Che sfocia in una riBevibilità al TOP per freschezza e piacevolezza? Che chiude con un retrogusto pulito e coerente con la beva? Applausi👏👏👏 a Mr. Grace, al suo Molino e alle 4 coppe🏆🏆🏆🏆 di merito per il Chianti Classico DOCG 2019.
etichetta 8,50 | colore 8,79 | profumo 8,93 | densità 8,98 | persistenza 8,92 | tipicità 9,21 | struttura 8,86 | discesa in gola 10 | retrogusto 9,27 | ribevibilità 10 | prezzo 10 | piacevolezza globale 10 PUNTEGGIO TOTALE 111,46
mi ha emozionato perché è straordinariamente fragrante ed elegante
Succede che, poco meno di 1 anno fa, ero rimasto letteralmente folgorato💘 da un Chianti Classico 2019 griffato Torcilacqua. E quale miglior occasione, di una cena a base di affettati e pecorini toscani al DiVino, enopub ubicato proprio nel borgo di Badia a Passignano e quindi limitrofo alle vigne del Podere Torcilacqua, per stappare la versione Riserva? Mi aspetto uno step evolutivo, rispetto (sostanzialmente) allo stesso vino – stessa annata 2019 – ma con l’aggiunta della maturazione in botte, atta a trasformarlo in Riserva. E invece… alla vista è di color rosso rubino intenso, imperscrutabile, mentre al naso profuma di frutti di bosco su un sottofondo ambrato, boisé, con un pouffe di rabarbaro. Al palato entra potente, concentrato, di valida struttura, ma manca la parte fruttata del sorso, che tanto mi aveva emozionato nel Chianti Classico d’annata. Effettivamente, “il freno a mano tirato” non è una percezione delle mie papille gustative, ma un dato di fatto, che impedisce a questa bottiglia di volare alto e di posizionarsi ben oltre la fascia STRABUONO alla quale è indubitabilmente inchiodata😁, passatemi il termine. Sicuramente aver stappato un Chianti Classico DOCG “Gallo Nero” Riserva 2019 in pieno Agosto non aiuta, dato che la temperatura di servizio è giustamente intorno ai 12~13° (a temperature di servizio più alte non ha senso berla, soprattutto in queste afose serate estive). Sicuramente non aiuta il fatto che la bottiglia sia stata stappata e bevuta subito dopo – errore madornale per una Riserva, che abbisogna obbligatoriamente di un decanter per ossigenarsi – ma alla fine il risultato è quello di 3 coppe🏆🏆🏆abbondanti ma non oltre. Voglio sottolineare che il punteggio totale, nettamente inferiore alla versione d’annata [assaggiata qui] vincitrice dell’award 2023 [scoprilo qui] “miglior rapporto emozioni/prezzo”, potrebbe anche essere ribaltato in un futuro assaggio di questa Riserva: magari in momenti meno caldi🌞, magari nel proximo inverno. Stay tuned…
etichetta 8 | colore 9,36 | profumo 9,07 | densità 9,34 | persistenza 9,46 | tipicità 9,25 | struttura 9,37 | discesa in gola 8,51 | retrogusto 8,32 | ribevibilità 8,38 | prezzo 9,70 | piacevolezza globale 9,15 PUNTEGGIO TOTALE 107,91
mi ha emozionato perché è concentrato e strutturato
…lo custodiscono Fabrizio & Laura Bianchi, proprietari del Castello di Monsanto situato nel cuore❤️ della Toscana – in Val d’Elsa – in una zona confinante tra le province di Firenze e Siena. Avete in mente quelle persone che, per partito preso, dicono《no grazie, a me il Chianti non piace…》? Bene, l’assaggio di oggi è dedicato alle suddette persone, garantendo che cambieranno idea🤗, dopo aver letto e assaggiato questo Monsanto. L’annata 2019 è fortunata e ce ne accorgiamo subito, versando nel calice un vino di color rosso rubino sgargiante, che fin dal profumo – un invitante pupurrì di viola mammola, amarena, lavanda – sa di perfezione. In bocca è letteralmente strepitoso, per un equilibrio unico tra le note fruttate e la vena acido-tannica che rende vibrante il sorso. Detto questo, quando bevi un vino che ti emoziona “un botto” fin dal primo assaggio, ti viene naturale interrogarti《ma… cosa ho bevuto fino ad oggi?》. Ed è una domanda che non trova risposta, se non verificando minuziosamente la bottiglia del Monsanto 2019, che ti sembra più piccola del solito – dato che è ormai vuota🤪 – ma anche provando a carpire quali possono essere i segreti che si celano dietro alla performance stellare🌟⭐️✴️ del trittico struttura~persistenza~retrogusto di questo Chianti Classico, realizzato da Andrea Giovannini per Fattoria Monsanto [scoprila qui]. E se il segreto lo custodissero il tempo, la storia, l’esperienza, che si celano dietro a questa bella realtà vitivinicola toscana, dal 1962? Secondo me può saperlo solo lui…
,,,il Gallo Nero che si erge flemmatico sulla controetichetta di questo INEGUAGLIABILE Chianti Classico DOCG. 5 coppe🏆🏆🏆🏆🏆 roboanti, anche per il rapporto emozioni/prezzo difficilmente battibile (rarissimo trovare una bottiglia sotto i 21€, nella fascia teoricamente riservata agli specials!)
etichetta 8 | colore 10 | profumo 10 | densità 9,76 | persistenza 10 | tipicità 10 | struttura 10 | discesa in gola 10 | retrogusto 10 | ribevibilità 10 | prezzo 10 | piacevolezza globale 10 PUNTEGGIO TOTALE 117,76
mi ha emozionato perché è gustosissimo, strutturato, fruttato, persistente e beverino
Oggi siamo in Umbria, a Torgiano – nel perugino – dove in via Giorgio Lungarotti sorge l’Azienda agricola Lungarotti [scoprila qui], di proprietà della family omonima😍. Una bella storia di famiglia, quindi, alle spalle del Rosso di Torgiano DOC Rubesco 2019 in assaggio oggi: leggo in etichetta che si tratta di un blend di uve sangiovese e colorino, decido quindi di versarlo nel calice, dove appare di un rosso “rubesco”😉 scintillante, con bei profumi di amarena su uno sfondo terroso, al naso. In bocca, entra con suadente morbidezza, ma poi tira fuori gli “artigli tannici” che regalano al sorso vitalità, freschezza, succosità, in un contesto di buona struttura e di una persistenza aromatica caratterizzata da note ematiche e ferrose. Probabile che queste nuances – le quali, personalmente non mi hanno appassionato, ma indubbiamente “tipicizzano” il Rubesco – siano un po’ la firma gustativa dei rossi Lungarotti. Dico questo, perchè nel wine tasting di fine Marzo organizzato a Cesena dall’AIS [scoprilo qui], il Rubesco Vigna Monticchio Riserva Lungarotti – forse il miglior vino assaggiato nell’evento – aveva sì tannini più potenti, più dolci, più rotondi, in un contesto di maggiore ricchezza e succosità di beva, ma anche un accenno di quelle note ematiche~ferrose, che ho ritrovato nel Rubesco 2019 STRABUONO assaggiato oggi. Da annotare che: mentre nella Riserva, le suddete nuances andavano ad integrarsi in una sontuosa complessità di beva, qui stonano un po’, andando a decremento sia della piacevolezza di beva, che del rapporto emozioni~prezzo, così guadagnando 3 coppe🏆🏆🏆 abbondanti, ma non oltre.
etichetta 8 | colore 9,18 | profumo 9,21 | densità 8,98 | persistenza 8,93 | tipicità 9,51 | struttura 9,02 | discesa in gola 8,32 | retrogusto 8,01 | ribevibilità 8,15 | prezzo 8,95 | piacevolezza globale 8,60 PUNTEGGIO TOTALE 104,86
mi ha emozionato perché è rusticamente morbido e succosissimo
Title spoilerante😉 di quel che ci aspetta nell’assaggio odierno: un vino esemplare, con voto maximo alla voce “tipicità”, dal rapporto emozioni/prezzo al TOP e una piacevolezza rustico~elegante (passatemi il termine ma è davvero così) tutta sua. O meglio, che fa scattare automaticamente un pensiero che ti trafigge la mente:《ma davvero questo è il gusto originario del Sangiovese Predappio Romagna DOC?》. Effettivamente Marco Cirese, proprietario della Tenuta [scoprila qui] e nipote di Noelia Ricci, ha le idee chiare sul “come” fare e sul “cosa” vuole dai suoi vini. Il Godenza 2019 è rosso rubino intenso alla vista e profuma deliziosamente di frutti di bosco freschi, quasi fossero stati appena raccolti. Ed è proprio la freschezza – supportata da una struttura né snella, né corposa, ma più semplicemente “giusta” – il leit motiv di questo Sangiovese Predappio Romagna DOC Godenza 2019. In bocca non vi è traccia di dolcezza o di ruffiane morbidezze: al loro posto, c’è una salinità e una schiettezza di beva sorprendente e contemporaneamente fascinosa, perchè riporta alla mente il vino contadino, cioè quello fatto “come vigna vuole”. RiBevibilità esagerata (😋), persistenza aromatica di lunghezza media e molto sapida, con un retrogusto di impeccabile coerenza e pulizia. Chapeau, quindi, al Godenza by Noelia Ricci e al suo sangio CAPOLAVORO che stramerita le 4 coppe 🏆🏆🏆🏆 abbondanti!
etichetta 9 | colore 9,29 | profumo 9,34 | densità 8,96 | persistenza 9,04 | tipicità 10 | struttura 9,15 | discesa in gola 9,36 | retrogusto 9,57 | ribevibilità 10 | prezzo 9,80 | piacevolezza globale 9,65
PUNTEGGIO TOTALE 113,16
mi ha emozionato perché è sapido, schietto e fragrante
[surprise maggiolina] Oggi gironzolo per i boschi e i vigneti di Castefiorentino, nella zona a Sud della provincia di Firenze, non lontana dal confine con quella senese. Scopro, per caso, una piccola e recente realtà vitivinicola, dotata di una cantina che affascina subito al primo colpo d’occhio [vedi foto👇].
L’azienda si chiama Davinum [scoprila qui] e l’assaggio odierno verte sul rosso Nostrum 2019, un supertuscan realizzato da Cristian Nardi – nel doppio ruolo di agronomo ed enologo – con un blend di uve che m’incuriosisce non poco: oltre a sangiovese e merlot, anche foglia tonda e pugnitello(😳). Il vino si presenta al naso con bei profumi di frutti rossi e prugne cotte, mentre alla vista è rosso rubino scurissimo, con lievi venature granato. Ma è in bocca che sorprende! Concentrazione di frutto e complessità di sapori, già stordiscono le papille linguali: c’è una polposità materica che si appoggia ad una rotonda morbidezza di fondo, senza eguali. La struttura è da rosso toscano “importante”, con una persistenza aromatica lunghissima e un retrogusto semplicemente al TOP della tipologia. Cosa aggiungere? Coupe de foudre😍 – amore a primo assaggio – per il Rosso Toscana IGT Nostrum 2019 INEGUAGLIABILE, che guadagna la fascia maxima degli specials, convincendo ed emozionando. 5 coppe🏆🏆🏆🏆🏆 a sorpresa per questo supertuscan di Davinum! Post Scriptum: anche il prezzo – sotto i 30€ – e il tappo – in vetro😱, a preservare in purezza il profilo aromatico – sono sorprendenti!
etichetta 8 | colore 10 | profumo 9,22 | densità 9,61 | persistenza 10 | tipicità 9,27 | struttura 10 | discesa in gola 10 | retrogusto 10 | ribevibilità 10 | prezzo 10 | piacevolezza globale 10 PUNTEGGIO TOTALE 116,10
mi ha emozionato perché è morbido, succosissimo e fruttato
Nei miei giri boschivi🐻 ci capito spesso d’estate, nella Riviera Adriatica e sui suoi colli: ed è vicino a Longiano, in quel di Roncofreddo, che nasce il sangio romagnolo in assaggio oggi. Sto parlando del Primo Segno 2019, un vino certificato BIO🍃, che fa della mineralità e della freschezza, i suoi 2 punti di forza: in bocca è di una pulizia estrema, con un’acidità pronunciata, ma perfettamente integrata in un sorso di bella fragranza e frutto. Primo Segno è quindi un Sangiovese Superiore Romagna DOC dotato di spiccata tipicità e ben realizzato dall’enologo Francesco Bordini per Villa Venti. A tratti, però, si sente la mancanza di una concentrazione di frutto più materica, più polposa; ma forse si andrebbe a stravolgere lo stile di un sangio STRABUONO🏆🏆🏆 così com’è, più elegante che potente, più asciutto e scorrevole, che non succoso. Post Scriptum: etichetta bella e accuratamente realizzata, da voto maximo; controetichetta da voto minimo, per la scritta “imbottigliato da~per conto di”…
etichetta 6,50 | colore 8,87 | profumo 8,30 | densità 7,97 | persistenza 8,29 | tipicità 8,97 | struttura 8,47 | discesa in gola 9,68 | retrogusto 8,34 | ribevibilità 10 | prezzo 9,90 | piacevolezza globale 8,90 PUNTEGGIO TOTALE 104,19
mi ha emozionato perché è genuinamente elegante e beverino
…non certo positiva, almeno a primo impatto. Premessa: chi scrive, è appassionato della tipologia da almeno 20 anni, quindi il giudizio dell’assaggio odierno è ponderato da una lunga esperienza di beva dei rossi ilcinesi. Che non sono tutti uguali – e menomale, viva le diversità! – ma che non possono (e non devono) distaccarsi troppo da una tipicità dettata dal trittico “vitigno, disciplinare, territorialità”. Giusto? Forse no, dato il carattere del Rosso di Montalcino DOC 2019 certificato biologico🍃 e griffato San Polo [scopri qui la cantina], lontanissimo da precedenti assaggi della stessa denominazione, di altre cantine. Ma andiamo con ordine: già al colore rimango basito, scorgendo nel calice un vino di color rubino scarico con nuance granato, di bassa densità vinosa. All’olfatto non appassiona, percependo profumi più balsamici che fruttati. Attacco in bocca molto timido, poi però esce fuori l’anima del sorso: poca potenza, ma validi accenni di finezza ed eleganza di beva, che però non riesco proprio ad associare alla polposità e alla struttura tipiche del sangiovese. Sì, è vero che qui siamo in presenza di vigneti posti in altitudine, ma con tutta l’apertura mentale che ho nei confronti dei primi assaggi di quei vini “di difficile complessità e/o comprensione”, non mi pare questo il caso. L’alcol non è percepibile – per questo parametro, voto maximo – ma contemporaneamente manca la vinosità, manca la ricchezza di frutto (e il fatto che io ami le sovraestrazioni e i vini materici, non cambia di una virgola il ragionamento), sostituite da fragranza e scorrevolezza di sorso , per un Rosso di Montalcino DOC 2019 appena BUONO🏆🏆 ma beverino, qual è questo vino realizzato da Riccardo Fratton – nella duplice veste di agronomo/enologo – per San Polo. Ma mi aspettavo mooolto di più da un vino di tale DOC… [comprato su CALLMEWINE a questo prezzo] Post Scriptum: la controprova visiva della veridicità di questo assaggio è il rivolo di vino che è scivolato giù sulla parte alta dell’etichetta. Che, normalmente, sarebbe dovuto apparire come una colorita scia scura, altre volte già vista – qui sul blog – in precedenti foto di altri assaggi “macchiati”😁. In questo caso, la traccia di vino è visibile a malapena…(si guardi in alto a sx dell’etichetta) Post Scriptum bis: etichetta seriosa d’impeccabile eleganza, con una controetichetta “archetipo” di come dovrebbe essere sempre, cioè informativa e dettagliata (👍🏻).
etichetta 8,50 | colore 6,08 | profumo 7,42 | densità 6,01 | persistenza 7,87 | tipicità 6,05 | struttura 7,61 | discesa in gola 10 | retrogusto 7,72 | ribevibilità 9,01 | prezzo 7,45 | piacevolezza globale 6,90
PUNTEGGIO TOTALE 90,62
mi ha emozionato perché è fragrante e scorrevolmente beverino
L’assaggio odierno è davvero particolare, a partire dalle vigne di centesimino – raro vitigno autoctono romagnolo – per proseguire con fermentazione, macerazione e maturazione dello stesso, in anfore georgiane, tutto in regime biologico certificato. Che vino ne viene fuori? Scopriamolo insieme: alla vista è di un bel rubino sgargiante seppur non intenso, al naso profuma di fragola🍓 con un pouffe di spezie in sottofondo, al palato è fruttato e fragrante, denotando più scorrevolezza che polposità, più acidità che morbidezza. Se dovessi scegliere una sola parola per raccontare questo Rubicone rosso IGT “A” 2019 griffato Villa Venti [scoprila qui], direi dinamico. Proprio perchè la freschezza e l’agilità di beva, sono i punti di forza di questo rosso romagnolo BUONO, che farà felici gli amanti dei vini fruttati e beverini (scontentando assai, però, chi cerca polpa e succosità). Francesco Bordini – sì, lo stesso di Villa Papiano, nonché consulente per altre cantine romagnole – è l’enologo scelto da Villa Venti per la realizzazione di questo “A”. Che gioca per sottrazione: meno corpo, meno morbidezza, meno estrazione; guadagnando sì in pulizia di beva, freschezza, aromaticità e scorrevolezza, ma alla fine… manca qualcosa. Persistenza sotto la media e retrogusto amaricante, chiudono il quadro di un vino spudoratamente snello e verticale – lo vedrei perfetto come aperitivo serale in Riviera 🏝 – che si merita 2 coppe🏆🏆abbondanti. Post Scriptum: è stata fin troppo generosa l’AIS, che sulla guida Vitæ 2021 lo ha premiato, largheggiando, con il voto maximo delle 4 viti. Post Scriptum bis: estetica e concept dell’etichetta da 10🥰, “imbottigliato da…per conto di” in controetichetta da 6. Ma quest’anno, come avrete notato sul menù alla voce LeGeNDa, c’è una nuova scala valutativa per tale parametro, che nel caso specifico è pari a 8 (che poi, è pure la media matematica!!!)
etichetta 6,50 | colore 8,37 | profumo 8,22 | densità 7,03 | persistenza 7,58 | tipicità 9,23 | struttura 7,71 | discesa in gola 9,12 | retrogusto 8,17 | ribevibilità 9,08 | prezzo 8,50 | piacevolezza globale 8,35
PUNTEGGIO TOTALE 97,86
mi ha emozionato perché è fruttato~acidulo e frescheggiante
Premessa: è la mia prima volta che assaggio un vino “ripassato sulle vinacce dell’Amarone”😲, come leggo sulla controetichetta del Solane. Lo realizza la storica casa vinicola Santi [scoprila qui], nella “città del vino” Illasi (VR). Storica, perchè fondata e condotta dai Santi fin dal 1843 e appartenuta per intere generazioni ai discendenti della stessa famiglia. Oggi la Cantina Santi, Gruppo Italiano Vini, continua l’infinita love💗story con l’uva corvina – vitigno principe della Valpolicella, ma non facilissimo da domare – affidandosi a Cristian Ridolfi, esperto winemaker, nonchè autore del rosso veneto odierno. Che si presenta in abito rubino scuro impenetrabile, con profumi di cuoio, prugne e spezie. L’oscurità citata nel title, si presenta anche al primo impatto palatale: cenni di marasca su un sottofondo di frutti neri – ribes e prugne cotte in evidenza – sorretto da un tannino piccante ma piacevole. Poi il sorso denota una struttura importante, a tratti maestosa, fortunatamente corroborato da una rotondità di fondo e un’intrigante speziatura, con l’allungo infinito di un retrogusto speculare al sorso. In conclusione: siamo davanti ad un vino non banale, dotato di una personalità ascendente – migliora sorso dopo sorso – e proprio per questo, fascinoso, poiché non si svela compiutamente al primo assaggio. Ma si tratta di uno charme oscuro, non per tutti o meglio, non per gli amanti dei vini ruffiani. Perchè il Valpolicella Ripasso DOC Solane 2019 griffato Santi è un CAPOLAVORO🏆🏆🏆🏆 di rara tipicità, fascinoso non per scelta, ma per DNA🧬[comprato su VINICUM a questo prezzo]. Post Scriptum: pure l’etichetta segue il mood del vino, elegantemente charmant; unica pecca, quel “imbottigliato da”, che vale 3 pt. in meno rispetto a quello che sarebbe stato il suo reale valore, cioè 10…
etichetta 7 | colore 9,49 | profumo 9,12 | densità 9,29 | persistenza 9,19 | tipicità 10 | struttura 9,28 | discesa in gola 8,94 | retrogusto 9,29 | ribevibilità 9,39 | prezzo 10 | piacevolezza globale 9,10
PUNTEGGIO TOTALE 110,09
mi ha emozionato perché è raro trovare un vino dal sorso così succoso, così profondo
…con i 3 bicchieri 🍷🍷🍷 del Gambero🦐 Rosso 2022, le 4 viti di Vitae 2022 e come Vino Quotidiano eccellente by Slow Wine 2022, che vado subito a stappare: mi desta sorpresa il color rubino scarico mentre lo verso nel calice, mi aspettavo un sangio dal colore più profondo. Pure il naso e l’attacco in bocca sono timidi e allora, preso dal dubbio🤔, mi munisco di caraffa e gli riservo il trattamento “da Riserva”. I profumi si aprono lievemente ed evocano fragole🍓 e frutti rossi, però il sorso non è dotato di quella ricchezza di frutto tipica dei Sangiovese di Romagna DOC, qual è questo Brisighella Corallo Rosso 2019 griffato Gallegati, alias i fratelli Antonio e Cesare [scoprili qui]. E quindi risulta di struttura delicata, seppur gustosa e piacevole. Evidentemente la cifra stilistica di questo rosso romagnolo è più improntata alla freschezza (tanta) che all’opulenza (poca). Nel complesso, Corallo Rosso 2019 risulta STRABUONO💘, beverino, dinamico, di facile abbinamento, ma non certo ai vertici della tipologia come faceva presupporre il ricco palmarès ottenuto sulle 3 Guide vinicole sopracitate. Controetichetta con luci e ombre: benissimo per la certificazione BIO🌱, meno bene per la dicitura “imbottigliato per conto di Gallegati…da IT RA 11318”. Post Scriptum: mi sorprende più “il passo falso” valutativo da parte delle 3 principali guide vinicole, che non il Sangiovese dei Gallegati. Ogni vino, ogni etichetta, può avere la sua ragion d’essere nonché i propri estimatori: basta semplicemente dare a Cesare quel che è di Cesare (Gallegati😁), cioè decifrare il carattere di un vino, con i suoi pro – che spesso sono tantissimi – e i suoi contro. Tanto poi, alla fine, decidono le emozioni: che vengono stimolate dalla sensibilità gusto~olfattiva personale, quindi soggettive, e dal know-how esperienziale personale, quindi oggettive. È “lo sporco lavoro” intrapreso da quasi 2 anni, qui, su questi schermi…😉
etichetta 6 | colore 7,94 | profumo 8,01 | densità 7,43 | persistenza 8,18 | tipicità 8,02 | struttura 8,12 | discesa in gola 9,64 | retrogusto 8,42 | ribevibilità 9,51 | prezzo 8,65 | piacevolezza globale 8,40 PUNTEGGIO TOTALE 98,32
No. E sia chiaro🧐che il title non può spoilerare spudoratamente gli appunti di assaggio relativi al vino dolce pugliese, realizzato da Cantine Torrevento [scoprile qui] in quel di Corato, nel barese. Ed è 100% autoctono, il vitigno Moscato reale di Trani con il quale viene realizzato il Dulcis in fundo 2019, che si presenta color oro brillante alla vista e profumato di fiori di zagara e albicocche, al naso. Attacco in bocca di bella eleganza, su un sorso che regala emozioni in crescita esponenziale, a partire dal 1° contatto delle papille linguali con il nettare dorato, a finire con un retrogusto ricco e fruttato: nel mezzo, una beva che sta sempre in bilico tra la dolcezza mielosa – con agrumi e albicocche in evidenza – e una struttura dotata di garbata acidità~sapidità, che rende questo Moscato di Trani DOC dolce naturale Dulcis in Fundo 2019 griffato Cantine Torrevento, un CAPOLAVORO🏆 ben oltre le attese: con un prezzo della bottiglia da 1/2 litro che non supera i 10€, questo Dulcis in Fundo 2019 non può certe essere annoverato come un best-buy tra i vini dolci.🤔😳😱 Perchè qui, siamo al miracolo.💗 [comprato su TANNICO a questo prezzo]
etichetta 8 | colore 9,39 | profumo 9,51 | densità 9,43 | persistenza 9,12 | tipicità 9,03 | struttura 8,91 | discesa in gola 9,39 | retrogusto 9,06 | ribevibilità 9,36 | prezzo 10 | piacevolezza globale 9,35 PUNTEGGIO TOTALE 110,55
Sono passati 12 mesi dall’assaggio del Chianti d’annata del Podere di Marcialla [scoprilo qui] che riuscì a sorprendere per una gustosità di beva inattesa e un rapporto emozioni~prezzo incredibile. Questa volta va in scena la Riserva, sempre 2019, quindi lo stesso vino con una vinificazione e una maturazione più complessa. L’assaggio si rivela complementare ma con dei distinguo: se per il colore e i profumi si può dire che siano sostanzialmente sovrapponibili al precedente assaggio, non è così per struttura e persistenza. Stavolta il sorso si rivela più corposo, più strutturato, mantenendo un bell’equilibrio tra acidità e morbidezza, per poi regalare una persistenza aromatica di bella piacevolezza e notevole intensità, con l’aggiunta di un tannino “in sottofondo” nitido ed elegante. Stavolta il Chianti DOCG Riserva 2019 griffato Podere di Marcialla è decisamente un CAPOLAVORO🏆, che rende onore al lavoro e alla dedizione delle famiglie Anichini e Passaponti – con il supporto enologico di Roberto Terziarol – che lo realizzano. Bravi 👏 👏 👏! Post Scriptum: ciliegina sulla torta, il prezzo felicemente “accessibile” e rispettoso delle tasche dell’utente finale, cioè di tutti noi winelover, appassionati, bevitori, orsetti🐻… 😉
etichetta 9 | colore 8,78 | profumo 8,59 | densità 8,94 | persistenza 8,89 | tipicità 9,29 | struttura 8,72 | discesa in gola 8,71 | retrogusto 9,18 | ribevibilità 8,82 | prezzo 10 | piacevolezza globale 8,95 PUNTEGGIO TOTALE 107,87
Se l’inizio di questo mese è stato “battezzato” dalla Riserva Poggio a’ Frati 2016, quest’ultimo assaggio novembrino fa il bis con un Chianti della stessa cantina in versione base, annata 2019. Qui non ritroviamo il fascinoso colore rubino profondo della Riserva, ma ci godiamo un bel rosso sgargiante che però produce pochi archetti versandolo nel calice di beva. L’olfatto è solo discreto, con accenni di ciliegie🍒 e ribes; l’attacco in bocca, pulito e delicato. Poi il sorso si apre al palato con una buona fragranza di frutto e leggerezza di corpo: la piacevolezza gustativa è notevole, ma la struttura e la persistenza sono sotto le attese. Diciamo che questo Chianti Classico DOCG 2019 griffato Rocca di Castagnoli e realizzato dal duo agronomico~enologico Andrea Borghi/Daniele Pagni per le Tenute Calì, è decisamente STRABUONO💘 di fascia altissima e farà felici “gli amanti dei Chianti fragranti” [cit. Rimatore Seriale😁] e coloro che prediligono i vini beverini. Per tutti gli altri…c’è la Riserva [scoprila qui]. Post Scriptum: nota di merito per l’etichetta in stile classico~elegante e sopratutto per la controetichetta riportante la dicitura “integralmente prodotto e imbottigliato” e la certificazione BIO🌱. Superlativo anche il rapporto genuinità/prezzo. Applausi 👏.
etichetta 10 | colore 8,34 | profumo 8,03 | densità 8,13 | persistenza 8,17 | tipicità 8,77 | struttura 7,93 | discesa in gola 9,42 | retrogusto 8,08 | ribevibilità 9,59 | prezzo 9,75 | piacevolezza globale 8,70 PUNTEGGIO TOTALE 104,91
Perchè già a partire dall’etichetta – graficamente accattivante e ben realizzata – si capisce di essere davanti a una bottiglia non banale, che incuriosisce l’assaggio. Oggi siamo in Valle d’Aosta e più precisamente a Le Junod, in quel di Introd (Ao), dove Marco Martin è il proprietario, nonché agronomo, oltreché enologo, dell’Azienda vitivinicola Lo Triolet [scoprila qui]. E il suo Pinot Gris Vallée d’Aoste DOC 2019, proveniente da vigneti a 900 mt. di altitudine, si presenta di un bel giallo paglierino venato da flash verdastri, con intensi profumi di susina, anice, melone, kiwi e un pouffe di cedro. Attacco in bocca garbato ed elegante, in linea con le peculiarità del sorso: spicca l’equilibrio micrometrico tra le varie “anime” di questo bianco valdostano. Perchè acidità e mineralità, che regalano freschezza al palato, sono sostenute da una struttura vinosa importante ma non debordante, da una persistenza aromatica di eleganza STRATOSFERICA (uso il maiuscolo, non a caso) e da una morbidezza/rotondità in sottofondo, che incornicia alla perfezione questo Pinot Gris 2019 CAPOLAVORO🏆 griffato Lo Triolet, che sorprende ed emoziona oltre le attese. È pur vero che la guida AIS Vitae 2021 lo aveva premiato con il tastevin regionale, ma “i premi delle guide” non sono il Vangelo e talvolta sono di manica larga; ma non è questo il caso e quindi…applauso👋👋👋 lungo e ripetuto per Marco Martin e il suo Pinot Gris! [comprato su XTRAWINE a questo prezzo]
etichetta 9,78 | colore 9,14 | profumo 9,36 | densità 8,97 | persistenza 9,36 | tipicità 10 | struttura 9,39 | discesa in gola 9,57 | retrogusto 9,51 | ribevibilità 9,76 | prezzo 9,65 | piacevolezza globale 10 PUNTEGGIO TOTALE 114,49
Rusticitá, genuinitá, tipicitá: per me sono queste, le 3 keywords che rappresentano “il vino rosso” fatto in Toscana. E quindi non mi stupisce stappare un Rosso Montescudaio DOC 2019 realizzato dalla Fattoria Sorbaiano [scoprila qui] in quel di Montecatini val di Cecina (PI) – borgo situato a cavallo 🐴 tra Volterra e il mare – e perdermi tra i rustici profumi che emana appena versato nel calice. È di un bel colore rubino profondo e di accattivante densitá (non filtrato?); in bocca è piacevolmente tannico, con richiami a quella vinositá astringente dei rossi “rurali”, per un perfect match con una grigliata di carni miste o addirittura una bistecca🥩 di razza chianina. Certo, la struttura non è profonda e il gusto fruttato è travolto dalla rusticitá, che peró è anche il punto di forza di un vino STRABUONO💘 che invoglia la beva. Da sottolineare il rapporto qualitá~prezzo imbattibile, perchè sotto i 10€ è davvero una raritá trovare un rosso di questo livello: costasse il doppio, sarebbe ugualmente un ottimo acquisto, ma a questo prezzo… chiamo☎️ Sorbaiano e me ne faccio inviare una 50ina di pacchi📦. (🤪) [comprato su ITALVINUS a questo prezzo] Post Scriptum: la genuinitá di questo vino è garantita anche dalla certificazione BIO 🍃, con tanto di marchio ben presente in controetichetta. Bravi👏👏👏!
etichetta 9,08 | colore 8,84 | profumo 8,23 | densità 9,21 | persistenza 8,25 | tipicità 8,56 | struttura 8 | discesa in gola 8,13 | retrogusto 7,71 | ribevibilità 8,62 | prezzo 9,80 | piacevolezza globale 8,10 PUNTEGGIO TOTALE 102,53
… un Chianti Classico realizzato dal “big” Antinori, che lo imbottigliava anche nella versione “d’annata” e lo vendeva a prezzi popolari. Da buon orsetto🐻 collezionista, ho ancora l’etichetta “dell’epoca” che lo dimostra 👇.
Poi peró quella versione è scomparsa, poichè Antinori continuò esclusivamente la produzione e la vendita della Riserva (oggi Gran Selezione), con prezzi in ascesa anno dopo anno (ormai è volata sopra la soglia dei 40€). Tutta questa tiritera😁 per dirvi che il Chianti Classico Badia a Passignano esiste ancora, grazie ad una microcantina [scoprila qui] che possiede 4 ettari di vigneti proprio in quella zona e realizza un vino d’annata che andiamo a scoprire insieme: colore rosso rubino intenso; naso con mora, ribes, prugna e un pouffe di caffè cioccolatoso e speziato. Attacco in bocca un filo acidulo, per poi aprirsi a ventaglio sulle papille linguali ed esprimere tutto l’armamentario del più classico dei Chianti Classici: il rincorrersi tra le note erbacee e i frutti di bosco, con un sorso materico, succoso, tannino levigato ma presente e spettacolare morbidezza impalpabile di fondo. “Signore e signori, il Badia a Passignano è nuovamente tra noi” direbbe lo speaker🤠, perchè questo Chianti Classico DOCG 2019 realizzato da Torcilacqua, ovvero dalla family Mariotti, è uno strepitoso CAPOLAVORO🏆 d’altri tempi. E io che ho bevuto il “vecchio” oltre 20 anni fa, l’ho subito riconosciuto e mi sono emozionato🥰 (di nuovo… oggi come allora).
etichetta 9,36 | colore 9,04 | profumo 9,07 | densità 8,91 | persistenza 9,34 | tipicità 10 | struttura 9,25 | discesa in gola 9,36 | retrogusto 9,58 | ribevibilità 9,28 | prezzo 10 | piacevolezza globale 10 PUNTEGGIO TOTALE 113,19
Ero curioso di assaggiare il bianco umbro, a base di uve grechetto in purezza, premiato dai 3 bicchieri del Gambero🦐, così come dalle 3 stelle✨ rosse di Veronelli, nonchè dalle 4 viti by AIS~Vitae. L’annata in mio possesso è proprio la 2019, cioè una delle 17.000 bottiglie da Roccafiore realizzate, pluripremiate dalle guide sopracitate (supershow di “Rimatore Seriale”😁). Andiamo in assaggio: il vino umbro scende nel calice di un bel giallo dorato, con ricchi profumi erbacei e fioriti, arricchiti da una macedonia di pere🍐, mele🍏, cedro🍋 e ananas🍍. Attacco in bocca appena aggressive, con un sorso di grande freschezza, sapiditá e mineralitá, senza farsi mancare una bella morbidezza di fondo. Peró, peró: sento mancare quella concentrazione di frutto, quella vinositá materica, che dovrebbe essere presente in una bottiglia che sfiora i 15€ di costo. La persistenza è lunga ma monotematica, troppo incentrata sulla vena salina del sorso, che poi chiude con un retrogusto buono ma non memorabile. L’asticella valutativa lambisce la fascia maxima, senza peró agguantarla, perchè questo Grechetto Umbria IGT Fiorfiore 2019, realizzato dalla bellissima e fascinosa Cantina Roccafiore [scoprila qui] in quel di Chioano, Todi (PG) è STRABUONO di fascia altissima, ma non oltre. Anyway, una bottiglia e un vitigno interessanti che, a mio parere, hanno ampio spazio di ulteriore crescita alla gustativa. Nota di merito (+1 pt.) per la controetichetta che informa sull’ecosostenibilità di questo grechetto umbro e sull’appartenenza di Roccafiore al gruppo dei vignaioli indipendenti FIVI. Nota di demerito (- 1 pt.) per l’etichetta troppo minimalista ed esteticamente inguardabile: riconosco e capisco il “credo BIO🍃” anche in ambito cartaceo, ma a tutto c’e un limite e qui il limite è stato varcato… [comprato su CALLMEWINE a questo prezzo]
etichetta 8,72 | colore 8,92 | profumo 9,17 | densità 8,41 | persistenza 8,97 | tipicità 8,87 | struttura 9 | discesa in gola 8,35 | retrogusto 8,04 | ribevibilità 9,02 | prezzo 9 | piacevolezza globale 8,50 PUNTEGGIO TOTALE 104,94
L’Orvieto, sì, proprio lui. Che magari abbiamo bevuto sfuso per anni e non abbiamo mai lontanamente immaginato che un giorno lo avremmo bevuto “in bottiglia” e lo avremmo pure considerato un vino da conservare gelosamente per poi stapparlo in occasione di una cena con amici, facendo bella figura. Ecco, a me è capitato proprio così e voglio raccontarvelo minuziosamente. Villa Barbi 2019 è la bottiglia di Orvieto Classico DOC, realizzato dalla Tenuta Decugnano dei Barbi [scoprila qui], che ho scelto per la cena. Leggo in controetichetta: …intenso, minerale, noti fruttate, freschezza, sapiditá… Solite menate del marketing, ho pensato tra me e me, giusto per dare valore ad un altrimenti banale vinello bianco umbro. E invece è successo che: nel calice sfuma il classico giallo paglierino con striature che vanno dal verde all’oro passando per l’ambra😳; al naso percepisco pesca noce, ananas, maracuja, arance e spezie dolci😲; in bocca entra aggressivo e risulta fruttato, con un bell’equilibrio tra dolcezza e aciditá, pur rimanendo un bianco improntato verso la sapiditá e accenni minerali. Rimango basito😲 nel notare la profonditá del sorso, che poi si allunga in una persistenza intensa e in un retrogusto nitido e asciutto, molto coerente con la beva. Ma com’è possibile tutto questo in un Orvieto? Com’è possibile che questo Villa Barbi 2019 risulti addirittura un CAPOLAVORO🏆? Com’è possibile che pure la guida Gambero🦐Rosso se ne sia accorta e lo abbia premiato con i 3 bicchieri🍷🍷🍷!? Sará mica merito dell’enologo che lo realizza, tale Riccardo Cotarella?🤔 Oppure della famiglia Barbi, che fin dagli anni ’70 ha scommesso su queste antiche terre, con secoli di storia vinicola, ridando luce a “quel vinello” che è (era…) l’ Orvieto?😳 Post Scriptum: per fugare ogni dubbio, basta sedersi ed ascoltare. Perché ho scritto una canzone per ogni pentimento e debbo stare attento a non cadere nel vino, o finir dentro ai tuoi occhi, se mi vieni più vicino… Orvieto! 😍 [libera citazione, con aggiunta finale, da “Cara” – Lucio Dalla]
etichetta 8,84 | colore 8,70 | profumo 8,89 | densità 8,15 | persistenza 9,12 | tipicità 9,23 | struttura 8,77 | discesa in gola 8,94 | retrogusto 8,53 | ribevibilità 9,16 | prezzo 9,65 | piacevolezza globale 8,90
PUNTEGGIO TOTALE 106,88
… da Panizzi a San Gimignano, in un’afosa giornata di Agosto, nell’anno più bollente🔥 del secolo, il 2022. Degustazione che prevede, in ordine sparso, 2 bottiglie di Vernaccia – il pezzo forte di Panizzi, con etichette differenti per vinificazione e vigneto di provenienza – e ben 5 rossi tutti da scoprire. Are you ready for drinking?😋 Let’s go! (mica devo tradurvi, vero?)
Si parte subito a bomba💣, con l’ormai leggendaria~iconica etichetta che ha scritto la storia della Vernaccia di San Gimignano: la versione Riserva. Assaggiata in 2 annate: la 2016, calda, suadente, morbida, rotondamente ammaliante e la 2017: più immediata ma con meno profonditá di beva, più fragrante e altrettanto morbida, ma con un filo di lunghezza in meno lato persistenza; retrogusto e piacevolezza sostanzialmente simili tra le 2 annate (ma se proprio dovessi scegliere, sotto tortura👿, andrei sulla ’16).
Restiamo in bianco – si fa per dire, visto il color oro del prossimo vino in degustazione – con EvoÈ 2016, una Vernaccia Macerata: la M maiuscola (mia licenza poetica che potrebbe far pensare ad una provincia marchigiana😁) è per sottolineare l’audacia e la forte tipicitá dell’etichetta. A mio modesto avviso, da stappare tra qualche annetto, nella convinzione di un’ulteriore evoluzione, perchè in assaggio ho avuto il sentore di un vino complesso e speziato, ma non ancora perfettamente maturo sul lato evolutivo. Lo riassaggeró, magari stappandolo in anticipo e bevendolo dopo qualche giorno, per capire se durante l’assaggio estemporaneo di oggi, ci sia stato soltanto la mancanza di una corretta ossigenazione.
Sorride soddisfatta Camelia (sales&marketing manager), nella bella e panoramica sala degustazioni di Panizzi, perchè sa che riuscirá a sorprendermi… con una sequenza di vini rossi da urlo (e da sbornia🤪).
Si parte con un Chianti Colli Senesi 2018 fruttatissimo e di grande piacevolezza: eppure è un rosso base!😳
Si prosegue con “la sua” Riserva, Vertunno 2013: più spessore, più struttura, un filo meno di freschezza e frutto, ma grande persistenza e bella tannicitá, con finale “scuro”, quasi cioccolatoso.
Per poi passare al San Gimignano DOC Folgóre 2015, un interessante blend sangio~merlot~cabernet: potente e morbido, succoso e dotato di lunga persistenza, ma forse – lato tipicitá – non un campione della tipologia.
(iniziano le foto sfocate…ciucca in arrivo!)
Si cambia vitigno e dal sangiovese&dintorni si passa al pinot nero nella versione d’annata 2020: una bella bottiglia, beverina e immediata, perfetta per un aperitivo estivo e per chi ama i rossi leggeri ma succosi.
(foto sfocata-bis: a un passo dalla fine…🤪)
Eppoi c’è lui, “il” Pinot Nero Ermius 2019, realizzato sulla base di un singolo clone (777) di pinot nero borgognone. Siamo all’apoteosi! Attacco in bocca tuttofrutto, come se assaggiassimo una marmellata di fragole~more~prugne~ribes; poi, stratosferico equilibrio tra struttura, persistenza e piacevolezza di beva: un vino emotional davvero al 🔝. Inatteso, a dire il vero, perchè San Gimignano fa rima con Vernaccia. E non puó esserci Vernaccia senza prima passare da Panizzi, no? Bè, Ermius sta lì impettito, a guardarci dall’alto in basso, guardando pure i vigneti di vernaccia con occhi👀 che tradiscono una malcelata invidia. Eppure non dovrebbe essere invidioso di nessuna etichetta, perché è lui, Ermius, l’assaggio più emozionante di questo vinoso🍷pomeriggio da Panizzi. Prosit!
Oggi siamo nella bassa Toscana, in quel di Sovana, che è una frazione di Sorano, nel grossetano. Le rime non sono volute😁, ma sono il frutto del mood “emotional” con il quale racconto gli assaggi di vino🍷, cioè rido quando le scrivo e non le correggo quando rileggo…😜 (si vede che è Agosto eh?🏖). Bando alle ciance e andiamo ad assaggiare questo Toscana IGT Tuforosso 2019 griffato Sassotondo, una piccola grande cantina artigiana che fa dell’autenticitá e del biologico, i 2 punti fermi della loro piccola produzione vinicola: 50.000 bottiglie. Al timone di Sassotondo [scoprila qui], la coppia – nel lavoro e nella vita – Carla Benini~Edoardo Ventimiglia, con il supporto dell’enologo Attilio Pagli (un nome, una garanzia). Tuforosso si presenta mooolto rosso – rubino profondo – ed emana profumi di frutti rossi di bosco e prugne cotte, con un’eterea nota acetica che incuriosisce. Attacco in bocca succoso e dinamico, con una vinosità fruttata che rende la beva divertente e beverina. Quella nota rustica notata all’olfatto, ritorna anche al palato, ma è come se fosse “una firma”: Tuforosso è un vino genuino, biologico, senza chimica e non fa nulla per nasconderlo. Tra l’altro, sgocciolando la bottiglia, nel calice è apparsa anche la classica fondata, cioè la sedimentazione tipica dei vini non filtrati ovvero “la ciccia dell’uva🍇”. Insomma, senza inutili panegirici, Tuforosso 2019 è un vino STRABUONO💘 di fascia altissima, a un soffio dal capolavoro. Perfect match: pecorino toscano e tagliere di affettati, ma anche un cacciucchino (alla livornese, of course😋) – avendo l’accortezza di servire il vino refrigerato sotto i 12°- potrebbe sorprendere i talebani del “vino rosso con il pesce, mai”🤩. Post Scriptum: un Toscana IGT, supertuscan blend di sangiovese/merlot/teroldego, di questo livello qualitativo~gustativo e ad un prezzo intorno ai 10€…è roba rara. Applausi🙌 scroscianti per Sassotondo!
etichetta 8,86 | colore 8,74 | profumo 8,36 | densità 8,65 | persistenza 8,34 | tipicità 8,92 | struttura 8,15 | discesa in gola 8,38 | retrogusto 8,51 | ribevibilità 9,18 | prezzo 10 | piacevolezza globale 8,85
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