PREMESSA : : Illasi è un paese ubicato nel cuore❤️ della Valpolicella, nel bel mezzo della campagna veronese. E la Cantina Santi – perla della “galassia” Gruppo Italiano Vini – che andiamo a scoprire oggi con un wine tasting in loco, emana relax e ruba gli occhi👁👁 al 1° sguardo dall’esterno. Ma è ancora più affascinante all’interno…

Si respira la Storia, entrando in un luogo che ha 180 anni di vita; un luogo, sorvegliato perennemente dalla “presenza eterea” di Carlo Santi – il fondatore – ben percepibile in quell’alone di fascinosa e misteriosa rilassatezza, che mi pervade fin dalla museale sala d’ingresso alla Cantina.

Cristian Ridolfi, winemaker di lunga esperienza e profondo conoscitore delle uve rosse autoctone – corvina, corvinone e rondinella – mi teletrasporta all’interno degli acini appena raccolti e atti alla produzione del “vino principe” di Casa Santi: Amarone della Valpolicella DOCG.

I grappoli di uva sono ben stipati nelle proprie cassette e accuratamente “massaggiati” da appositi ventilatori, a garantire un’essicazione ipercontrollata micrometricamente, tramite sensori che ne monitorano il perfetto grado di umidità e il graduale appassimento (circoletto rosso⭕️ per questa cura “maniacale” delle uve🍇).




Pochi metri più in là, intravedo i tini di varie fogge e materiali – legno, acciaio, cemento – adibiti alla maturazione
dei mosti, che poi si trasformeranno nel nettare rosso profondo, pronto a regalare emozioni intense, per coloro che stapperanno una bottiglia di Amarone.

GLI ASSAGGI : : Partenza col “freno a mano”, nel senso che il 1° dei 4 vini in assaggio di Casa Santi è decisamente beverino e piacevole, ma fin troppo leggero e delicato, lontano dal potenziale espressivo della DOC Bardolino Chiaretto – qui, pervenuto solo in piccola parte – alla quale appartiene il Rosè Infinito: un vino ideale come aperitivo, ma non oltre. Si volta pagina e si migliora nettamente il lato emozionale del sorso, con il Soave Colforte: profumi invitanti di pesca🍑 tabacchiera, struttura leggera ma non troppo, per una beva estremamente fruttata, dinamica, fragrante e convincente. Da riassaggiare e valutare con attenzione. 3° vino in assaggio, un “taglio bordolese” (quindi un blend di uve🍇 cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot, ovvero un assemblaggio di quelle uve che hanno fatto la fortuna del famoso supertuscan Sassicaia) in salsa veneta: Crinaia 2019. Ne parliamo alla fine, dopo il racconto del 4° assaggio, un Amarone della Valpolicella intitolato a Carlo Santi – fondatore della Casa Vinicola – e alla data di nascita della stessa, 1843. L’annata, 2016, è di quelle memorabili; i profumi sono timidi, ma riconoscibili e virano tutti verso il ribes selvatico, la mora di rovo e la prugna cotta. In bocca è ricco, concentrato, ma forse abbisogna di qualche ora di acclimatamento & ossigenazione, perché così com’è – appena stappato – mi fa rimpiangere la morbidezza e la succosità del “fratello Santico” [scoprilo qui] che tanto mi aveva affascinato al 1° assaggio. Probabile che lo stile di questa etichetta sia volutamente più austero e aristocratico, ma per averne contezza, serve un ulteriore assaggio “dedicato”. Ho lasciato volutamente per ultimo il 3° vino assaggiato: quel “vino da tavola” Crinaia 2019, che ha saputo colpirmi al cuore❤️ al primo sorso. E dato che l’attesa aumenta il desiderio, ne parlerò approfonditamente in un proximo assaggio dedicato😍.
Stay tuned 📻 …


POST SCRIPTUM : : piaciuta la “surprise” dell’equinozio di autunno🍁 2023?



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.