Vallepicciola, griffe vinicola Toscana già precedentemente (e felicemente) conosciuta per un rosso straordinario,soprattutto per il rapporto emozioni/prezzo stellare🌟 [scoprilo qui] ci riprova con un bianco IGT e… le cose non vanno proprio come credevamo che andassero: lo Chardonnay Pievasciata 2022 manca di “personalità”, a partire dai profumi – fin troppo evanescenti – di banana e susina claudia, per proseguire con un sorso dalla struttura solo discreta, improntato sulla morbidezza, con un corpo decisamente poco vinoso e ad impatto emozionale limitato. La freschezza di base c’è, ma manca “la ciccia”, manca un profilo gustativo fruttato e intenso, che qui è solo accennato, lasciando spazio ad una tavolozza di sapori interessante ma “fuggevole”. Persistenza aromatica non male, ma con un retrogusto carente d’intensità e di lunghezza. Unici plus “in luce” sono la discesa in gola e la facilità di beva (e riBeva🤪), ma non può bastare. La sensazione, nettissima, è che Vallepicciola sia un’Azienda agricola improntata più sui vini rossi, che sui bianchi. E la riprova è proprio questo Chardonnay Bianco Toscana IGT 2022 griffato Pievasciata (by Vallepicciola) che è sicuramente BUONO, ma non oltre. 2 coppe🏆🏆decisamente striminzite, soprattutto in rapporto alle potenzialità espressive dei vini dell’Azienda senese. In questo caso, parzialmente non pervenute😭.
etichetta 7 | colore 8,42 | profumo 8,18 | densità 7,82 | persistenza 8,08 | tipicità 7,05 | struttura 7,52 | discesa in gola 8,68 | retrogusto 7,31 | ribevibilità 8,50 | prezzo 7,90 | piacevolezza globale 7,85 PUNTEGGIO TOTALE 94,31
… da Panizzi a San Gimignano, in un’afosa giornata di Agosto, nell’anno più bollente🔥 del secolo, il 2022. Degustazione che prevede, in ordine sparso, 2 bottiglie di Vernaccia – il pezzo forte di Panizzi, con etichette differenti per vinificazione e vigneto di provenienza – e ben 5 rossi tutti da scoprire. Are you ready for drinking?😋 Let’s go! (mica devo tradurvi, vero?)
Si parte subito a bomba💣, con l’ormai leggendaria~iconica etichetta che ha scritto la storia della Vernaccia di San Gimignano: la versione Riserva. Assaggiata in 2 annate: la 2016, calda, suadente, morbida, rotondamente ammaliante e la 2017: più immediata ma con meno profonditá di beva, più fragrante e altrettanto morbida, ma con un filo di lunghezza in meno lato persistenza; retrogusto e piacevolezza sostanzialmente simili tra le 2 annate (ma se proprio dovessi scegliere, sotto tortura👿, andrei sulla ’16).
Restiamo in bianco – si fa per dire, visto il color oro del prossimo vino in degustazione – con EvoÈ 2016, una Vernaccia Macerata: la M maiuscola (mia licenza poetica che potrebbe far pensare ad una provincia marchigiana😁) è per sottolineare l’audacia e la forte tipicitá dell’etichetta. A mio modesto avviso, da stappare tra qualche annetto, nella convinzione di un’ulteriore evoluzione, perchè in assaggio ho avuto il sentore di un vino complesso e speziato, ma non ancora perfettamente maturo sul lato evolutivo. Lo riassaggeró, magari stappandolo in anticipo e bevendolo dopo qualche giorno, per capire se durante l’assaggio estemporaneo di oggi, ci sia stato soltanto la mancanza di una corretta ossigenazione.
Sorride soddisfatta Camelia (sales&marketing manager), nella bella e panoramica sala degustazioni di Panizzi, perchè sa che riuscirá a sorprendermi… con una sequenza di vini rossi da urlo (e da sbornia🤪).
Si parte con un Chianti Colli Senesi 2018 fruttatissimo e di grande piacevolezza: eppure è un rosso base!😳
Si prosegue con “la sua” Riserva, Vertunno 2013: più spessore, più struttura, un filo meno di freschezza e frutto, ma grande persistenza e bella tannicitá, con finale “scuro”, quasi cioccolatoso.
Per poi passare al San Gimignano DOC Folgóre 2015, un interessante blend sangio~merlot~cabernet: potente e morbido, succoso e dotato di lunga persistenza, ma forse – lato tipicitá – non un campione della tipologia.
(iniziano le foto sfocate…ciucca in arrivo!)
Si cambia vitigno e dal sangiovese&dintorni si passa al pinot nero nella versione d’annata 2020: una bella bottiglia, beverina e immediata, perfetta per un aperitivo estivo e per chi ama i rossi leggeri ma succosi.
(foto sfocata-bis: a un passo dalla fine…🤪)
Eppoi c’è lui, “il” Pinot Nero Ermius 2019, realizzato sulla base di un singolo clone (777) di pinot nero borgognone. Siamo all’apoteosi! Attacco in bocca tuttofrutto, come se assaggiassimo una marmellata di fragole~more~prugne~ribes; poi, stratosferico equilibrio tra struttura, persistenza e piacevolezza di beva: un vino emotional davvero al 🔝. Inatteso, a dire il vero, perchè San Gimignano fa rima con Vernaccia. E non puó esserci Vernaccia senza prima passare da Panizzi, no? Bè, Ermius sta lì impettito, a guardarci dall’alto in basso, guardando pure i vigneti di vernaccia con occhi👀 che tradiscono una malcelata invidia. Eppure non dovrebbe essere invidioso di nessuna etichetta, perché è lui, Ermius, l’assaggio più emozionante di questo vinoso🍷pomeriggio da Panizzi. Prosit!
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